Review: Marilyn (2011)

Nello scrivere il titolo di questa recensione avrei preferito mantenere il titolo originale del film in questione, tratto dal romanzo/diario dal titolo omonimo, ‘My Week with Marilyn’, non solo perché ricorda il titolo del nostro blog, ma perché rappresenta uno degli spunti più originali del film, infatti Simon Curtis, il regista, ci porta proprio dietro le quinte delle riprese del celebre film “Il principe e la ballerina”, quella settimana che proprio lei trascorse in Gran Bretagna, dove incontrò il ragazzo che scrisse il romanzo La mia settimana con Marilyn, edito anche in Italia, e la narrazione del film, forse purtroppo scelta poco ispirata nell’adattamento, viene affidata al protagonista Colin Clark, terzo assistente del regista e interprete nella storia, Laurence Olivier, interpretato da uno straordinario Kenneth Branagh.

Ma adesso veniamo a lei, Marilyn, ovvero Michelle Williams. E’ forse inutile dirlo, ma dopo aver visto come il sottoscritto, quasi tutti i film di Marilyn Monroe, fa sempre un cattivo effetto vederla interpretata sullo schermo da un’altra attrice, e nella Storia di versioni di Marilyn ne abbiamo viste tante e tutte sulla soglia dello mediocrità. Anche in questo caso storcere il naso è quasi automatico fin dai primi istanti del film, e la regia di Simon Curtis di certo non aiuta l’interpretazione della Williams, lei però riesce comunque nell’intento con estrema audacia, per non nominare il coraggio, cattura pian piano e convince quasi subito. Su Marilyn potremmo scrivere e scrivere parole su parole, sul suo personaggio, sul suo essere una “non” attrice, sullo straordinario essere quale era; questi punti in My Week with Marilyn vengono abilmente toccati, l’adattamento della sceneggiatura riesce abilmente su questo piano e sorregge in pieno le interpretazioni del cast.
Un’interpretazione comunque imperfetta quella di Michelle Williams, e sta proprio in questo la sua efficacia, lei di Marilyn non ne fa uno stereotipo, e se pur non completamente, riesce a catturare lo sguardo, e la fragilità, comunque costante in ogni attore, dell’icona che tutti amiamo. Nominata all’Oscar per la sua interpretazione, ma surclassata dal colosso Streep nei panni di Margaret Thatcher, viene rovinata da una regia stentata, Curtis che prima di questo film aveva solo lavorato in serie televisive e film tv, decide l’insuccesso del film in tutto il mondo a livello di incassi e critica, dove si salvano solo gli attori, un cast straordinario, in primis da una Marilyn rappresentata con estremo rispetto da Michelle, uno splendido Kenneth Branagh, anche lui nominato all’Oscar come miglior attore non protagonista, lo scorso anno, e piccoli ruoli come quello di Judi Dench e della stella di Harry Potter, Emma Watson. Simon Curtis non è per niente connesso alla diva Monroe, non fa altro che riprendere scelte poco ispirate. Se non fosse stato per Michelle Williams, alla sua prima grande interpretazione, a mio avviso la più convincente finora nella sua breve carriera, il film sarebbe passato inosservato, ancor più di quanto lo sia già.

voto: 8 

Oscars 2012: The Artist, Dujardin e Streep… i vincitori!

Le nostre predizioni si sono subito avverate! Ma di premiazioni scontate come gli Oscar di quest’anno non ce n’erano da un bel pò! Infatti come dalle nostre predizioni eccovi i vincitori degli Oscar 2012:

Miglior film:
The Artist

Miglior regista:
Michel Hazanavicius per The Artist

Miglior attore protagonista:
Jean Dujardin per The Artist

Miglior attrice protagonista:
Meryl Streep per The Iron Lady

Miglior attrice non protagonista:
Octavia Spencer per The Help

Miglior attore non protagonista:
Christopher Plummer per Beginners

Miglior sceneggiatura originale:
Woody Allen per Midnight in Paris

Miglior sceneggiatura non originale:
Alexander Payne, Nat Faxon e Jim Rash per Paradiso amaro

Miglior film d’animazione:
Rango

Miglior film straniero:
Una separazione (Iran)

Miglior fotografia:
Hugo Cabret

Miglior montaggio:
Millennium – Uomini che odiano le donne

Miglior scenografia:
Hugo Cabret

Migliori costumi:
The Artist

Miglior trucco:
The Iron Lady

Miglior colonna sonora originale:
Ludovic Bource per The Artist

Miglior canzone originale:
“Man or Muppet” di Bret McKenzie per I Muppet

Miglior montaggio sonoro:
Hugo Cabret

Miglior missaggio sonoro:
Hugo Cabret

Migliori effetti visivi:
Hugo Cabret

Miglior documentario:
Undefeated

Miglior cortometraggio documentario:
Saving Face

Miglior cortometraggio d’animazione:
The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore

Miglior cortometraggio:
The Shore

Quando vittorie del genere rispettano realmente il volere di tutto il pubblico, perché d’altronde anche se dell’ambiente cinematografico la giuria degli Academy è pur sempre una fetta di pubblico, allora sono bene accette. Estrema felicità per la vittoria di Meryl Streep, dopo anni, riesce a stringere in mano il suo terzo Oscar, e meritatissimo anche quello di Jean Dujardin che batte tutti i suoi avversari dati per papabili alla vittoria. Infine The Aritst, con tutta la sua straordinaria magia trionfa, come miglior film del 2011 su quasi tutti i fronti, questo è stato l’anno di The Aritst!

The Artist vincitore ai Film Independent Spirit Awards

Poco prima della notte degli oscar, si è tenuto il Film Independent Spirit Awards che ha avuto come vincitore The Artist di Michel Hazanavicius; dopo la vittoria di 3 Golden Globes e altri svariati premi, chissà se delle dieci nomination all’Oscar qualcuna di queste non si trasformi in premio…  Tra un giorno lo sapremo.

Review: Paradiso amaro (2011)

Il film racconta la storia di un amore famigliare, tra una madre in coma, un padre improvvisamente solo con i suoi figli e una serie di rivelazioni che intensificano i problemi da affrontare; ma non mancano sarcasmo ed allegria. Infatti, nonostante la storia sia di stampo drammatico, in alcune parti è ironicamente apprezzabile, e forse questo ha permesso a Clooney di essere candidato all’Oscar, ma anche le raccomandazioni permettono di fare scelte brutte o sbagliate. In ogni caso il film non è particolarmente teso, e scorre bene senza annoiare; (sarà forse anche merito dell’ambientazione?).

Tecnicamente ben strutturato: movimenti di macchina e attacchi precisi, dettati da un determinato linguaggio cinematografico. Una buona fotografia ed una normale regia. Per quanto riguarda l’interpretazione, è stato curioso vedere Gorge Clooney nel ruolo di un papà stressato e benevolo, ma è una esagerazione candidarlo all’Oscar in quanto la sua interpretazione è normale, niente di più niente di meno; va bene per l’atmosfera che il regista ha richiesto e voluto creare ma, ribadisco,  in ogni caso non è una interpretazione da Oscar. Lo meriterebbe di più la piccola co-protagonista semmai.

voto: 8

Oscars 2012: I pronostici su quello che accadrà tra 7 giorni!

La prossima settimana, il 26 Febbraio, come ogni anno si svolgerà il più popolare awards del mondo, il più riconosciuto per importanza, gli Academy Awards, o meglio conosciuti come gli Oscar! Quest’anno la corsa non è mai stata così agguerrita, o almeno non vediamo un awards season così piena da anni; piena di candidati validi e nomi che meriterebbero di vincere, ma gli ex aequo sono una roba rara, ma sarebbe qualcosa di ben gradito in questo caso! Ecco quindi le nostre predizioni, alcune più decise, altre più sofferte:

MIGLIOR FILM
The Artist
Non ci sono dubbi, ha stravinto in tutti gli altri awards, è il film che mette d’accordo tutti, e della sua bellezza ne abbiamo già parlato su questo blog. Molti nomi nominati in questa categoria sono quasi da riempimento in effetti. The Artist vincerà come miglior film non ci sono dubbi.

gli altri nominati
Paradiso Amaro
Molto Forte, incredibilmente vicino
The Help
Hugo
Midnight in Paris
L’arte di vincere
The Tree of Life
War Horse

MIGLIOR REGIA
The Artist – Michel Hazanavicius
Anche se Allen e Malick meriterebbero un riconoscimento per il loro lavoro, questo è l’anno di The Artist. Difficilmente un film che viene premiato come miglior pellicola non viene accompagnato dalla vittoria per la regia e per…

gli altri nominati
Paradiso Amaro – Alexander Payne
Hugo – Martin Scorsese
Midnight in Paris – Woody Allen
The Tree of Life – Terrence Malick

ATTORE PROTAGONISTA
Jean Dujardin (The Artist)
Clooney ha vinto il Golden Globe, ma la sua performance non è lontanamente paragonabile alla difficoltà di Dujardin in The Artist. Per Jean è la sua unica occasione di vincere un Oscar, e lo avrà!

gli altri nominati
Demián Bichir – A Better Life
George Clooney – Paradiso Amaro
Gary Oldman – La talpa
Brad Pitt – L’arte di vincere

ATTRICE PROTAGONISTA
Meryl Streep  (The Iron Lady)
Qui ci vorrebbe una parità, perché è davvero assurdo. Da un lato una Meryl che insegue il terzo Oscar da una vita, amatissima da tutti, e lei probabile vincitrice. Dall’altro una Michelle Williams che si vuole affermare con un ruolo complicato come quello di Marilyn Monroe, e un’altra straordinaria Viola Davis toccante di The Help. E dove la mettiamo Glenn Close che insegue la vittoria da sempre? Tante straordinarie performance che si sarebbero dovute dividere in anni diversi. Qui sarebbe gradito un ex aequo, ma di sicuro la Streep primeggerà.

le altre nominate
Glenn Close – Albert Nobbs
Viola Davis – The Help
Rooney Mara – Millennium, Uomini che odiano le donne
Michelle Williams – My Week with Marilyn

Infine le categorie così dette minori, ma comunque premiazioni importanti:

ATTORE NON PROTAGONISTA
Kenneth Branagh  (My Week with Marilyn)
Jonah Hill – L’arte di vincere
Nick Nolte – Warrior
Christopher Plummer – Beginners
Max von Sydow – Molto Forte, incredibilmente vicino

ATTRICE NON PROTAGONISTA
Octavia Spencer (The Help)
Bérénice Bejo – The Artist
Jessica Chastain – The Help
Melissa McCarthy – Le amiche della sposa
Janet McTeer – Albert Nobbs

FILM D’ANIMAZIONE
Rango
A Cat in Paris
Chico & Rita
Kung Fu Panda 2
Il gatto con gli stivali

Coincideranno queste predizioni? Con molta probabilità sì! Ma le sorprese sono sempre belle, ma guai a chi tocca la statuetta di The Artist, quella vittoria è imprescindibile.

Review: Albert Nobbs (2011)

Ne abbiamo già parlato in più occasioni, anche se brevemente, di Albert Nobbs, abbiamo detto che Glenn Close, protagonista del film, aveva già interpretato a teatro questa storia più di 30 anni fa, e che da quel tempo ha inseguito il sogno di portare al Cinema questa storia, cercando di regista in regista, di produttore in produttore, qualcuno disposto a lanciarsi; e lei stessa si mette in gioco come co-sceneggiatrice, produttrice ed interprete.

Pensando alla trama di Albert Nobbs si potrebbe subito rimuginare su un processo psicologico molto complicato, e magari pesante per uno spettatore casuale: una donna irlandese del XIX secolo, si traveste da uomo, ormai da tempo immemore, per lavorare come cameriere di un albergo, e risparmiare per una vita felice e magari smettere di fingersi uomo, ma cambierà tutto quando incontrerà un’altra donna che si traveste come lei e che insemina in lei il dubbio che forse è quello il suo vero modo di essere e non esiste alcuna libertà all’infuori del suo travestimento. Ed è sempre quella donna che mette in lei un’idea, quella di potersi sistemare e vivere da uomo, accanto ad una donna che l’ama. Albert ha un sogno ed è tutto ciò che gli importa, inseguirlo e sognare, ed è quello che vuole insegnarci la storia di Albert Nobbs, tutto quello che ci resta è sognare, vivere un’intera vita, nella felicità dell’attesa e dei progetti per un futuro di felicità, ed è quella stessa la vera gioia.

Ma, accade il rovescio della medaglia, da un lato una storia semplice aldilà delle aspettativa, semplice da raccontare e facile da recepire per chiunque, personaggi non troppo complicati, anzi praticamente abbozzati, ed è qui invece il limite di Albert Nobbs, se Glenn Close regge perfettamente il ruolo del quale non viene presentato alcun particolare sviluppo psicologico, grazie al suo straordinario talento comunica in ogni modo, dal cambio di uno sguardo, al modo di camminare; al contrario il resto del cast rimane da condimento a tutta la sua performance. I secondi interpreti per importanza, Aaron Johnson e Mia Wasikowska, reggono forse poco i ruoli, specialmente il primo, la Wasikowska resta comunque una buona interprete, adesso nel suo periodo d’oro a livello di ingaggi, ma forse avrebbero dovuto optare per un’altra coppia, chissà.

E’ ovvio che la sceneggiatura è stata di proposito stesa in modo vago e, se vogliamo dirlo con una vena più positiva, “misterioso”, ma che a conti fatti influisce con determinazione sul giudizio finale del film. Una performance straordinaria quella di Glenn Close, uscita nell’anno sbagliato, troppe grandi interpretazioni quest’anno le ruberanno per la sesta volta la statuetta, ma di sicuro non è mai stato uno dei suoi obiettivi, lei sarà di sicuro felice di aver portato nelle sale di tutto il mondo una storia alla quale era estremamente legata, come ormai fanno molti attori hollywoodiani di questi tempi. Un’interpretazione da Oscar, purtroppo sbaragliata dalla concorrenza in questa stagione, possiamo però solo ringraziare Glenn Close per averci raccontato, tramite la regia al quanto funzionale di Rodrigo Garcia (figlio d’arte), una storia originale e sopra le righe, di un personaggio che non avete mai incontrato. Un film per tutti ed una storia per tutti al di fuori delle apparenze.

voto: 7

Review: The Help (2011)

Nella mia lista dei film da vedere assolutamente, tra quelli appartenenti alla corrente awards season, c’era The Help di Tate Taylor, un film che sapevo di non poter perdere. E se si parla della trama di The Help salta subito il paragone con Il colore viola, film del 1985 di Steven Spielberg, con una straordinaria Whoopi Goldberg al suo ruolo d’esordio.

Ma il recente The Help è un film più moderno di The Color Purple, e non solo per l’ambientazione, la storia di quest’ultimo si svolge nei primi del Novecento, mentre ne L’aiuto le nostre protagoniste vivono tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60; grazie ad una splendida sceneggiatura riadattata dal romanzo omonimo di Kathryn Stockett, riesce un mix di comicità e profondità, senza mai essere un ritratto troppo melenso. Quella di The Help, è la storia di tante donne di colore straordinarie, perse nella vita borghese, come domestiche, degli americani medi degli anni ’60, ed ancora peggio nel retrogrado Mississippi.

Ma quanto amano quelli degli Academy awards le storie di razzismo come questa? Ma non c’è nulla da obbiettare, The Help merita la sua nomination come miglior film, e le straordinarie Viola Davis, in un’interpretazione da brividi; l’avevamo già notata nel piccolo ruolo de Il Dubbio; Octavia Spencer nel suo miglior ruolo di sempre, con un personaggio irresistibile; e Jessica Chastein nuova giovane promessa di Hollywood, in un ruolo da donna di facili costumi per l’epoca, originale e sopra le righe. Se non fosse che quest’anno c’è The Artist come favorito e sicuro vincitore della statuetta come miglior film, e se non ci fosse Meryl Streep con il fastosissimo ruolo, proprio come piace agli Academy, in The Iron Lady, che deve vincere l’Oscar come miglior attrice; allora The Help avrebbe trionfato in quelle categorie, dubiterei in una sorpresa per Viola Davis, che sarebbe comunque ben accetta, e inaspettata.

Un film imperdibile, una splendida sceneggiatura ed un cast straordinario, di grandissimi talenti. Una storia che va ascoltata ad orecchie aperte e tanto sarà il trasporto da non accorgersi della fine del film!

voto: 9

Review: The Artist (2011)

Se un anno fa mi avessero detto che sarebbe uscito in sala nel 2011 un film diretto e concepito come un film del Cinema anni ’20, avrei detto: “Impossibile!”
Ma ecco The Artist, che nell’era del 3D conquista il pubblico e la critica come non mai. Qualcuno ovviamente ha anche storto il naso, e poi dopo tutto “è un film muto e allora”? E’ un film muto, lasciatemelo ripetere, che nel 2011 si propone al pubblico, con una concezione retrò risulta assolutamente moderno. E’ una grande impresa, che in molti hanno subito accolto a braccia aperte, lo dimostrano le numerose nomination, una su tutte quella come miglior film agli Oscar, che speriamo si trasformi in vittoria (sì io tifo The Artist). Ma non dimentichiamo che anche quella come miglior attore, deve diventare vittoria, e già che ci siamo anche quella come miglior attrice non protagonista.

Michel Hazanavicius dirige un’opera splendida, ironica e sopra le righe, originale scontato dirlo, ed un cast straordinario, rivelando due grandi talenti, quelli dei protagonisti. Se Meryl Streep in The Iron Lady è la migliore attrice dell’anno, allora è assolutamente Jean Dujardin il miglior attore che merita di vincere la statuetta ai prossimi Academy, nei panni di George Valentin ci regala una performance eccentrica e toccante, vivida così come lo è l’intero film, così anche Bérénice Bejo impersona una frizzante Peppy Miller, altalenando dolcezza e profondità. Un film imperdibile, il miglior film dell’anno senza alcun dubbio, con assoluta semplicità e con lo stile e l’originalità dei capolavori del Cinema anni ’20/’30, trasporta lo spettatore in un’esperienza mai vissuta, vedere in sala, un film senza sonoro, lasciandosi solo trascinare dalle espressioni degli attori e dalle musiche di Ludovic Bource, che valorizzano il tutto. Uno spettacolo magico, senza gli occhiali 3D.

voto: 10

Review: The Iron Lady (2011)

Eccoci qui difronte ad una delle migliori interpretazioni del 2011, in corsa per la statuetta Meryl Streep, che di fatto gareggia soltanto contro le più illuminanti dell’anno, l’emergente Michelle Williams in My Week with Marilyn, e una toccante Viola Davis in The Help. Ma qui adesso parliamo di lei, quella che forse dopo 20 anni di nomination avrà quest’anno la sua terza statuetta, per un ruolo, guarda un pò, biografico, ma non si parla del biopic di chissà chi, questo è il film su Marageret Thatcher, la donna che ha cambiato la storia del Regno Unito, la così detta Iron Lady.

Qui c’è poco da dire, nomination assolutamente meritata per Meryl, ed anche se avremmo voluto vederla vincere per un ruolo più viscerale, non ci importa, un Oscar è sempre un Oscar, anche se per averlo devi mettere una protesi dentaria e una appariscente parrucca. La signora Streep nei panni della Lady di ferro, ci offre un’interpretazione unica, come ognuna delle sue, come al suo solito riesce a destreggiarsi tra situazioni ironiche e toccanti, per poi tornare al rigore della Thatcher, ed è lì che ci si accorge, non siamo andati a vedere il biopic su quella donna, ma il film su quell’attrice, quella straordinaria, lasciatemi dire Dea del Cinema contemporaneo. La regia è quello che è, gli spunti originali non mancano, pur non amando la regista Phyllida Lloyd, riesce a orchestrare il tutto per mettere su un piedistallo quella che è la performance di Meryl. Un film imperdibile solo per una straordinaria interpretazione, forse da evitare per una storia non proprio amabile, ma pur sempre la storia di una donna di grande forza, che ha forse fatto delle scelte negativamente significative.

voto: 8