Story Review: I ragazzi stanno bene (2010)


Con I ragazzi stanno bene, Lisa Cholodenko, autrice della sceneggiatura insieme a Stuart Blumberg e allo stesso tempo regista del film, tesse con abilità l’elegante trama che percorre le vite di due donne, Julies e Nic, e dei loro due figli, Joni e Laser, avuti tramite inseminazione artificiale, da parte del donatore, Paul, che incontreranno per la prima volta, sia le due madri che i loro figli, dopo vent’anni, e questo avvenimento sarà una turbolente scossa per la loro vita.

Uno splendido cast, primeggiante su tutti Annette Bening nominata all’Oscar per questa interpretazione, riesce a esprimere con grande coralità i numerosi concetti estesi dagli sceneggiatori, che realizzano una commedia dal carattere estremamente profondo, che come nei migliori casi, riesce ad alternare momenti riflessivi a momenti più frivoli. Non viene mai seguito il concetto di inculcare la normalità di una famiglia come quella di Julies e Nic, ma Cholodenko invita a vedere oltre e recepire il concetto di dualità e di amore, l’amore che è uguale in ogni sua forma. Le protagonista affrontano normali problemi psicologici, di convivenza, di qualsiasi altra coppia dell’epoca contemporanea, ma ci regalano delle grandi massime, e le straordinarie Julianne Moore e Annette Bening, due magnetiche interpretazioni, per due personaggi sopra le righe considerati nella loro individualità!

Una regia dal gusto estremamente indie, quello che è poi il suddetto film, riesce comunque ad essere delicata ma vivace nei momenti esatti. Di contorno un forse poco convincente Mark Ruffalo, per quanto possa essere semplice il suo personaggio, nominato misteriosamente all’Oscar. Ma nulla da discutere sulle altre nomination, fantastica sceneggiatura, anch’essa nominata al premio; che andrebbe pubblicata e riletta come un buon romanzo moderno, impossibile non pendere dalle labbra di Julies e non seguire con divertimento i dialoghi di Nic. Riescono nel loro lavoro, anche gli esordienti, se pure ultimamente super richiesti, Mia Wasikowska (Joni) e Josh Hutcherson (Laser), senza niente di più, forse Mia più convincente dell’altro, ma sicuramente entrati nel ruolo rendono giustizia ai personaggi.

Il film termina con uno splendido finale, una ricostruzione di un rapporto deteriorato, quello di Julies e Nic,  che con l’arrivo nella loro vita, di Paul, ha sfiorato la rottura; una nuova vita per Joni, e dei nuovi propositi per Laser. Una commedia che riesce ad emozionare, e soprattutto non segue gli stampi mainstream delle odierne commedie di massa. I ragazzi stanno bene è un film sull’amore; materno, coniugale, fraterno; sui passi falsi che a volte si prendono in tale percorso, sulla lotta, a volte, per la felicità; ed è il filo conduttore in fin dei conti di questa straordinaria sceneggiatura, la ricerca della felicità, ciò che inseguono i cinque protagonisti del film, e non è che sia qualcosa di mai visto in un film, anzi, la differenza sta nei personaggi che stavolta la inseguono e nel modo in cui viene espressa questa esigenza; e I ragazzi stanno bene lo fa in un modo che non avete ancora visto, e che non potete perdere.

Review: Albert Nobbs (2011)

Ne abbiamo già parlato in più occasioni, anche se brevemente, di Albert Nobbs, abbiamo detto che Glenn Close, protagonista del film, aveva già interpretato a teatro questa storia più di 30 anni fa, e che da quel tempo ha inseguito il sogno di portare al Cinema questa storia, cercando di regista in regista, di produttore in produttore, qualcuno disposto a lanciarsi; e lei stessa si mette in gioco come co-sceneggiatrice, produttrice ed interprete.

Pensando alla trama di Albert Nobbs si potrebbe subito rimuginare su un processo psicologico molto complicato, e magari pesante per uno spettatore casuale: una donna irlandese del XIX secolo, si traveste da uomo, ormai da tempo immemore, per lavorare come cameriere di un albergo, e risparmiare per una vita felice e magari smettere di fingersi uomo, ma cambierà tutto quando incontrerà un’altra donna che si traveste come lei e che insemina in lei il dubbio che forse è quello il suo vero modo di essere e non esiste alcuna libertà all’infuori del suo travestimento. Ed è sempre quella donna che mette in lei un’idea, quella di potersi sistemare e vivere da uomo, accanto ad una donna che l’ama. Albert ha un sogno ed è tutto ciò che gli importa, inseguirlo e sognare, ed è quello che vuole insegnarci la storia di Albert Nobbs, tutto quello che ci resta è sognare, vivere un’intera vita, nella felicità dell’attesa e dei progetti per un futuro di felicità, ed è quella stessa la vera gioia.

Ma, accade il rovescio della medaglia, da un lato una storia semplice aldilà delle aspettativa, semplice da raccontare e facile da recepire per chiunque, personaggi non troppo complicati, anzi praticamente abbozzati, ed è qui invece il limite di Albert Nobbs, se Glenn Close regge perfettamente il ruolo del quale non viene presentato alcun particolare sviluppo psicologico, grazie al suo straordinario talento comunica in ogni modo, dal cambio di uno sguardo, al modo di camminare; al contrario il resto del cast rimane da condimento a tutta la sua performance. I secondi interpreti per importanza, Aaron Johnson e Mia Wasikowska, reggono forse poco i ruoli, specialmente il primo, la Wasikowska resta comunque una buona interprete, adesso nel suo periodo d’oro a livello di ingaggi, ma forse avrebbero dovuto optare per un’altra coppia, chissà.

E’ ovvio che la sceneggiatura è stata di proposito stesa in modo vago e, se vogliamo dirlo con una vena più positiva, “misterioso”, ma che a conti fatti influisce con determinazione sul giudizio finale del film. Una performance straordinaria quella di Glenn Close, uscita nell’anno sbagliato, troppe grandi interpretazioni quest’anno le ruberanno per la sesta volta la statuetta, ma di sicuro non è mai stato uno dei suoi obiettivi, lei sarà di sicuro felice di aver portato nelle sale di tutto il mondo una storia alla quale era estremamente legata, come ormai fanno molti attori hollywoodiani di questi tempi. Un’interpretazione da Oscar, purtroppo sbaragliata dalla concorrenza in questa stagione, possiamo però solo ringraziare Glenn Close per averci raccontato, tramite la regia al quanto funzionale di Rodrigo Garcia (figlio d’arte), una storia originale e sopra le righe, di un personaggio che non avete mai incontrato. Un film per tutti ed una storia per tutti al di fuori delle apparenze.

voto: 7