Review: Detachment (2011)

Una scuola allo sbando. Alunni difficili e dalla precaria educazione. Chi più forte chi più debole. Abbandonati a se stessi. Insegnanti disperati, strizzati al massimo della loro pazienza. Uno in particolare, il protagonista formidabile Adrien Brody, si impegna con più passione e comprensione come educatore. Un uomo gentile ma non debole. Consapevole di se stesso e soprattutto del dolore che una tipologia di ragazzi come i suoi alunni provano.


Detachment è un film che mostra il valore degli insegnanti e il valore del loro sforzo: l’impegno come educatore. Allo stesso tempo ti chiedi quale professore nella tua adolescenza abbia avuto davvero valore. E così anche il valore della vita e dell’educazione degli alunni che in primis sono esseri umani alla pari di qualsiasi educatore. Molti con difficoltà comportamentali. Deboli e arrabbiati. Soli con una famiglia assente e il mondo pressante che spintona. Aspetti difficili che l’insegnante protagonista capisce pienamente.

Alla fine sono rimasto anch’io solo, mentre la sala si svuotava e i titoli di coda scorrevano… “Non mi sono mai sentito così distaccato da me e così presente nel mondo nello stesso momento”.
Una pellicola tecnicamente ottima, come anche l’interpretazione degli attori. Ottima ambientazione e buona la regia.
Vedetelo!

 
voto: 10

Review: Un giorno questo dolore ti sarà utile (2011)

Con le vesti di una comedy-drama, Roberto Faenza, trapiantato ad Hollywood, ci porta l’adattamento del romanzo di Peter Cameron, Un giorno questo dolore ti sarà utile, dai molteplici buoni spunti, e con qualche buon concetto; ma è nell’adattamento della storia per lo schermo che il castello di carte crolla.

La storia ricalca uno stereotipo, proponendosi come appartenente al tipico filone, delle commedie drammatiche, di famiglie disadattate, fuori dagli schemi, James è il tipico ragazzo anticonformista, alle prese con una madre isterica, una sorella sbandata e un padre egoista e lontano, ogni singolo personaggio non solo segue uno stereotipi visto e rivisto, ma viene leggermente abbozzato, poche frasi d’effetto tratte dal romanzo cercano di sorreggere una sceneggiatura mal realizzata, ma non basta, il leggero filo psicologico tracciato per ogni personaggio, per non dimenticare l’estremo accenno della nonna del protagonista, una Ellen Burstyn sprecata, e della psicologa Lucy Liu; risulta un condimento al ruolo del protagonista Toby Regbo. Il cast segue un buon ritmo nonostante gli scivoloni dello script, situazioni terribilmente scontate vengono alternate a dialoghi estremamente banali; la frazione delle scene fa spesso pensare alla tempistica di una sit-com televisiva e forse a questo si sarebbe potuto prestare il suddetto adattamento!

Il protagonista Toby Regbo offre comunque una buona prestazione d’esordio, e nonostante ogni ruolo sia stato poco definito per lasciare spazio al suo, neanche quello di James è un personaggio reso al meglio, e non si ha la sensazione che tutto ciò sia voluto. Buona anche la prestazione della madre di James nel film, Marcia Gay Harden, che fa quel che può per un ruolo abbozzato; così come Deborah Ann “True Blood” Woll.

Dopo aver contribuito ad una pessima sceneggiatura, Faenza corona il tutto con una regia funzionale quanto basta, poche idee; qualche giochetto già visto e niente di più. L’alternanza tra situazioni più o meno comiche a drammi esistenziali, familiari, non regge, nessuna sfumatura viene colta; e la banalità è sempre dietro l’angolo; e purtroppo non tutti siamo Woody Allen. Un giorno questo dolore ti sarà utile, è un buon romanzo, che ha subito, come spesso capita, un deludente adattamento; forse i presupposti erano buoni ma il risultato finale sbagliato.

voto: 5