Story Review: Rabbit Hole (2010)

Rabbit Hole è tratto dall’omonima pièce teatrale del drammaturgo David Lindsay-Abaire, con la quale ha vinto il Premio Pulitzer nel 2007, vincitrice di vari Tony Awards tra cui quello per miglior attrice protagonista a Cynthia Nixon (“Sex and the city”). Lui stesso si è occupato della sceneggiatura del film. La regia è stata affidata all’emergente regista John Cameron Mitchell (regista di “Shortbus” e “Hedwig”), inizialmente si rumoreggiava che la regia fosse affidata a Sam Raimi, che avrebbe poi dovuto rinunciare a causa delle riprese del suo Spider-man. Il film è il primo prodotto dalla Blossom Films, casa produttrice di Nicole Kidman con un budget di 10 milioni di dollari. Per la sua partecipazione al film (nel ruolo della protagonista) Nicole Kidman a causa dei giorni di riprese inconciliabili, ha dovuto rinunciare alla partecipazione al film di Woody Allen “Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni” (You Will Meet a Tall Dark Stranger). Il Film ha parteciparo fuori concorso al Toronto International Film Festival 2010, ed ha fatto parte della Selezione Ufficiale del Festival del Cinema di Roma 2010. Inoltre la Kidman è stata nominata come miglior attrice ai Golden Globe ed agli Oscar.

Una coppia newyorkese perde il figlio di 4 anni in un incidente stradale. La madre del bambino Rebecca (che viene chiamata “Becca”) cercherà di superare il trauma con l’aiuto della madre e della sorella, mentre il marito Howie rimarrà chiuso nel suo dolore non riuscendo a comunicare più con gli altri. A peggiorare la situazione però arriva il ragazzo di 17 che ha provocato l’incidente, Jason, che vuole a tutti i costi incontrare la coppia per chiedere perdono e per spiegare come sono andate davvero le cose, Becca stringerà un’improbabile amicizia con il ragazzo. Jason, ha scritto un libro di carattere comico-fantascientifico sui buchi nello spazio, chiamato “Tane di conigli” (Rabbit holes), nel libro in ogni tana esiste una vita parallela, felice e serena, dove si può dimenticare il dolore e la tristezza, ed è in una di queste tane che Becca spera di trovare la vita che ha ormai perduto.

Nicole Kidman interpreta il personaggio principale, la madre del bambino, Becca Corbett, una donna eccentrica dallo strano senso dell’umorismo che insieme ad altri personaggi dona delle tinte di humor al dramma. Aaron Eckhart (il “Due facce” de “Il cavaliere oscuro” di Christopher Nolan) interpreta Howie Corbett, marito di Becca. Dianne Wiest intepreta la madre di Becca, che soffre di alcuni problemi legati all’acolismo. Sandra Oh (la Christina Yang di “Grey’s anatomy”) intepreta un’amica di Howie; mentre Tammy Blanchard è la sorella di Becca, in stato di gravidanza e soggetta a sbalzi d’umore. Il bambino perso dai coniugi Corbett, Danny, è interpretato dal piccolo Phoenix List; mentre Jason il ragazzo che causa l’incidente è Miles Teller. Inoltre figurano Jon Tenney nel ruolo di Rick e Giancarlo Esposito nel ruolo di Auggie.

Si nota da subito che il film deriva da una rappresentazione teatrale, ed il lavoro dello sceneggiatore è stato davvero ottimo, è riuscito a sintetizzare il tutto ed ha mostrato quello che sono i protagonisti della storia, nella loro indole nel loro carattere in quel poco tempo a disposizione. Sì, perchè prima di tutto Rabbit Hole è un film piccolo, intimistico, minimalista e chi ha visto i precedenti lavori di Mitchell rimane stupito, quasi da non riconoscere il suo stile, colorato, a volte chiassoso. Pur essendo piccolo però, come ovvio, il film è grande, nasconde questa seconda faccia che lo spettatore deve scoprire, così come il personaggio di Rebecca. Nicole ha sempre avuto dei ruoli in cui i personaggi hanno un doppio aspetto, basta pensare alla Grace di The Others, alla Susan Stone di Da morire, o alla Margot di Il matrimonio di mia sorella. Resta il fatto però che questo personaggio è del tutto nuovo, e le sfumature espressive, i passaggi d’umore e le esternazioni che lei riesce a realizzare, sono davvero stupefacenti, non posso più meravigliarmi dei giudizi della critica, questa Nicole Kidman che abbandona l’immagine glamourus, rimane a nudo davanti la macchina da presa e l’unica cosa che vediamo di lei è il dolore.

Sicuramente viene subito da pensare che il tema del lutto per un figlio scomparso sia qualcosa di già visto, ma il film in questione è del tutto originale, se pur riadattato da la piece di Lidsay-Abaire, elabora l’argomento in un modo del tutto nuovo, senza strappare le lacrime dagli occhi dello spettatore, con quel pò di freddezza che serve, con quel giusto cinismo, con quella verità, riesce a ritagliare un pezzo di vita vera. Da notare le scene con le battute di Rebecca, ma in particolare le mie preferite sono la scena del Bowling e quella del supermercato. Infine da applausi tutto il cast, la Wiest su tutti e Eckhart che riesce da essere un buon supporto e si dimostra capace in più scene. Rabbit hole può essere paragonato ad un piccolo dipinto ad olio, su una piccola tela, come i dipinti impressionisti, di sicuro non ha la maestosità di un’immensa tela di un dipinto fastoso del periodo barocco, ma nelle sue dimensioni riesce ad emozionare, forse di più.

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