Review: Cosmopolis (2012)

A mio riguardo Cosmopolis è stato troppo pubblicizzato come un film evento, con un trailer molto bello ma ingannevole, illudendo il pubblico come se fosse  un film d’azione ma dalla trama originale. Non è così. Il film non è del genere Azione ed è ben più originale.

Non ho letto il libro da cui è tratto, ma sembra che la trasposizione tutto sommato sia riuscita, o comunque l’aspetto concettualista della pellicola riesce a stare a galla, e che è la struttura del soggetto. Concetti che rispecchiano il presente quasi del tutto, il tutto visto dal punto di vista di un potente giovane uomo d’affare colonna dell’economia mondiale: il che fa parte dell’originalità del film ma anche del libro, e svela un aspetto che probabilmente molti di noi neanche immaginiamo.

A volte -purtroppo- sembra andare troppo lento, ma non annoia e comunque è una caratteristica del film stesso. Cronenberg c’è: ottimo lavoro di regia; si avverte l’affetto e l’impegno per il progetto. Ad ogni modo il buon lavoro di regia, ovviamente, lo si può notare anche dall’interpretazione degli attori: alcuni bravi, altri discreti. Poi c’è lui, il piccolo ‘assetato’ Robert Pattinson che, alla fine, ha passato il turno cavandosela discretamente con impegno.

voto: 8 

Story Review: La promessa dell’assassino (2007)

Siamo a Londra, una Londra fredda, grigia e piovosa, ma non abbastanza per uno dei boss della mafia russa che continua a provare nostalgia per il suo paese in cui non può (o non vuole) tornare, crede che sia il clima a spingere le persone a fare cose strane, come l’omicidio commissionato da suo figlio, esaltato dal potere, intimorito da suo padre ma allo stesso tempo troppo indisciplinato; fortunatamente è sempre accompagnato da Nickolai il suo autista che pensa a sistemare molti dei guai che combina. Ed è proprio grazie a Nickolai che riusciamo a capire in che ambiente siamo stati catapultati, la sua eleganza, compostezza, una grazia che accompagna la sua freddezza e che a volte si tramuta in cinismo fanno da contrasto al carattere impulsivo, arrogante e stupido di Kirill figlio di Semyon, il boss dai profondi occhi azzurri e uno sguardo da padre buono e comprensivo, che ci induce con il suo cordiale benvenuto a fidarci di lui alla sua prima apparizione, in questo modo Cronenberg ci mostrerà quanto possano essere falsi gli uomini e quanto siano bravi a mentire, ci fa scivolare in uno scenario privo di morale in cui le ragazze vengono portate dalla russia con false promesse, violentate e poi drogate per ‘’domarle’’ o con quale leggerezza si sgozza un uomo o peggio, uccide un bambino.

E’ così che mentre il film continua a scorrere, iniziano a definirsi le vere identità dei personaggi che sembrano invertirsi, tra fedeltà e inganni, in un mondo in cui la tua importanza è tatuata sul tuo corpo, manifesto delle tue esperienze e del tuo passato scopriamo che anche l’atto più onorevole può celare un tradimento. Questo ci porta ad una delle scene più memorabili del film e forse del cinema in generale, la violenta lotta di Nickolai (Viggo Mortensen) completamente nudo in una candida sauna avvolta nel bianco vapore contro due energumeni pesantemente vestiti di nero, i profondi tagli dei coltelli fanno colare del sangue scuro e denso perfettamente in contrasto con le candide maioliche della sauna, forse inutile l’ovvio elogio che si deve fare alla fotografia e alla scenografia di tutto il film, scene che facilmente ti si imprimono nella memoria.

In conclusione un thriller eccelso, accurato sotto ogni aspetto ma che ha una fine che sembra promettere qualcosa, le interviste degli anni dopo facevano presupporre con certezza che ci sarebbe stato un sequel, ma son passati già molti anni e non ve n’è traccia. Dopo la promessa dell’assassino aspettiamo che anche l’autore mantenga la sua.

Story Review: Il pasto nudo (1991)

Un film di David Cronenberg, liberamente ispirato al ‘’Pasto nudo’’ romanzo dello scrittore William S. Burroughs racconta di William Lee uno sterminatore (di scarafaggi) e agente sottocopertura ignaro di esserlo è sposato con una tossicomane che ruba la sua polvere gialla usata come insetticida, per iniettarsela in vena come fosse eroina. Così ha inizio il viaggio allucinato e allucinante di uno scrittore americano che sotto effetto di svariate droghe scrive uno dei suoi migliori libri. È un viaggio nello stato alterato di coscienza in cui non riusciamo più a distinguere la realtà dalle allucinazioni, un folle viaggio che passando tra omosessualità, macchine da scrivere mutanti e insetti giganti che parlano o vengono usati come droga, racconta quanto possa essere pericoloso fare lo scrittore.

Accompagnati dalle musiche di Howard Shore e da dei meravigliosi pezzi jazz del trio di Ornette Colemanche scivoliamo perfettamente in questo mondo assurdo, la cosa migliore da fare nel guardare questo film per gustarselo a fondo è il lasciarsi andare, non opporre resistenza alla sua logica e farsi prendere e trasportare in questo turbinio di visioni e sensazioni che ti trascinano via per 115 min e ti scaraventano nel delirio fantastico ed inquietante di un altro uomo.