Story Review: Milk (2008)

Come molti grandi registi a Hollywood, Gus Van Sant segue quella strana prassi del regista dalle due facce, due aspetti distinguibili nella sua filmografia che parte dal 1985, non ricchissima di titoli, ma sicuramente dai molti titoli interessanti. Lui che è uno dei miei registi preferiti in assoluto, ha col tempo altalenato due dimensioni cinematografiche, quella dei personaggi antieroi, un pò trash, vittime e carnefici, arrampicatori sociali; come la Suzanne Stone di Da Morire del 1995, personaggi unici al quale nessun attore potrebbe dire no. Ci sono poi invece quei titoli di carattere più o meno commerciale che, pur mantenendo la “vena freak” che amiamo nei suoi lavori, lasciano il posto ad una storia, sorprendente come quella di Will Hunting, o toccante come quella del recente L’amore che resta, o imponente come quella di Milk.

Gus Van Sant documenta un importantissimo fatto storico, un movimento che ha cambiato letteralmente il modo di pensare di tutto il mondo; riesce così a scattare un’istantanea, di quel quartiere di Castro a San Francisco. Quello di Sean Penn è un lavoro straordinario, e si conferma, con la vittoria del suo secondo Oscar, il suo straordinario talento artistico; estremamente camaleontico Penn studia ogni movimento e comportamento di Harvey Milk, riuscendo in un sorprendente lavoro biografico. Anche se spesso il film tende a soffermarsi sull’aspetto documentaristico, se pur apprezzabili i filmati originali inseriti tra gli avvenimenti; riesce a trascinarti in quella dimensione, a farti sentire le loro storie, quelle degli uomini gay protagonisti del movimento per i loro diritti, ed a farti riflettere, e questo non è poco, anzi è tutto!

Ed è il punto forte della filmografia di Gus Van Sant, i suoi film ti pongono una riflessione, qualunque sua storia viene raccontata, con una straordinaria regia come quella di Milk; facendoti amare ogni suo personaggio. Quando poi un regista riesce nel suo intento, quello di arrivare allo spettatore, a imporgli un messaggio, a imporgli di riflettere, allora ha vinto su tutte le linee.

Nomination agli Oscar 2009
Miglior attore protagonista a Sean Penn (Vinto)
Migliore sceneggiatura originale a Dustin Lance Black (Vinto)
Miglior film a Dan Jinks e Bruce Cohen
Migliore regia a Gus Van Sant
Miglior attore non protagonista a Josh Brolin
Migliori costumi a Danny Glicker
Miglior montaggio a Elliot Graham
Miglior colonna sonora a Danny Elfman

In film ha ottenuto un totale di 60 nomination, e 41 vittorie. Degna di nota la vittoria di Sean Penn agli Screen Actors Guild prima degli Oscar, ma mancata ai Golden Globe.

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