Review: Grandi Speranze (2012)

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Grandi Speranze, è forse uno dei romanzi più amati di Charles Dickens, probabilmente meno conosciuto di “Oliver Twist” o “A Christmas Carol”, ma forse rappresenta uno dei suoi romanzi più poetici ed elaborati, considerando la costante retorica presente nella sua produzione che rappresenta crude realtà dell’età contemporanea a Dickens, dell’ambiente londinese, in cui sono immersi questi personaggi estremamente evocativi, le cui vicende potrebbero sembrare surreali, dei sognatori, chi in cerca della felicità o, come nel caso di Pip, il protagonista di Grandi Speranze; in cerca, o meglio, in attesa del suo unico amore.

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Great Expectations - 2012

Quello di Mike Newell non è altro che l’ennesimo adattamento di Great Expectations, giusto quest’anno ne è stato prodotto uno per le televisioni americane, la cui qualità non è paragonabile a quello di Newell. Le parole di Dickens sono estremamente forti, e caratterizzano ogni scena con grande ricchezza di significati, detto ciò il compito del regista è stato semplicemente quello di raccontare la storia di Dickens con tatto, e linearità. Le atmosfere sono ben rese, anche se l’epicentro di Grandi Speranze restano i personaggi, molto meno l’ambiente, che è più il protagonista in adattamenti come Oliver Twist.

Great Expectations (2012)
Il cast svolge un ottimo lavoro, ogni attore è stato fedele al personaggio, con grande freschezza; perché per quanto sia “vecchia” questa storia, il punto forte di questo adattamento è la leggerezza, il film risulta nelle sue due ore di visione, un spettacolo piacevole, grazie come ho già detto ad una splendida storia, ed alle straordinarie parole, frasi e concetti espressi da Charles Dickens. Un ottimo adattamento, che rende estrema giustizia al romanzo e allo stesso tempo rende una versione nuova, fresca, grazie al fantastico cast, Newell cattura il fascino decadente di Dickens e lo unisce alla freddezza della Londra di fine 800, senza tralasciare la sua luminosità, tanto simile a quel bagliore presente nel cuore di Pip da cui ha derivato la forza e l’audacia per vivere la sua straordinaria storia.

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Review: Moonrise Kingdom (2012)


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Fiabesco, spontaneo e semplice: questi sono i caratteri dominanti su cui si struttura Moonrise Kingdom, del grande Wes Anderson. Come spiega il sottotitolo italiano, il film racconta di una fuga d’amore di due ragazzini, quasi ancora da svezzare data la loro acerba età; ma comunque abbastanza grandi per la loro impresa che ha dell’epico per via del loro genuino e intenso amore.

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Incontratosi per caso, un colpo di fulmine -(a cui il piccolo protagonista scout sembra essere predisposto)- tra i due fa scattare la scintilla, una di quelle che brillano immensamente e che non ti stancheresti mai di guardare. La grande piccola coppia architettano la loro fuga, così si avventurano nel bosco dell’isola in cui vivono fino a quando i loro piani non vengono sabotati, ma… ma vi assicuro che vale la pena spendere i soldi del biglietto, e chi conosce mr. Anderson non ci pensa due volte a vedere un suo nuovo lavoro.

Moonrise Kingdom
Infatti: ottima la regia, magnifica la sceneggiatura e grandiosa la fotografia. Grane cast, dai bambini ai super Bill Murray ed Bruce Willis in un ruolo improbabile, ma che interpreta a regola d’arte. Hollywood raramente si smentisce. Il tutto ben mixato in un montaggio che scandisce armonicamente la narrazione della storia. Una pellicola di estrema raffinatezza; un picco di elegante originalità.

Review: Il sospetto (2012)

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Un uomo, maestro d’asilo, cade vittima di una menzogna che grava sulla sua reputazione, sulla sua dignità: viene accusato di pedofilia. A causa di questa accusa, la sua vita viene stravolta. In pochi credono alla sua innocenza, e il suo stato mentale si degrada tra un pugno e un insulto. Il regista, bravo nel suo compito, mette in scena un dramma fatto di una logorante e grigia realtà.

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Il protagonista, infatti, nel corso del film sfiora la pazzia tanto è grossa e ingiusta la bugia di cui è vittima; una bugia che lo ha condannato per sempre e reso schiavo del pregiudizio, uno di quelli difficili da digerire e liberarsene. Un protagonista ben interpretato, che non è il solo ad esserlo stato. Un Vinterberg agghiacciante, a cui il tema sembra essere caro.

Review: Alì ha gli occhi azzurri (2012)

Un ragazzo romano, per metà arabo e per metà italiano, appartenente al classico ceto medio dallo stampo “tamarreide”. Infatti le sue frequentazioni non sono da meno, come non lo è il suo atteggiamento. Lui è il suo amico fanno parte e mettono in atto piccole scorribande composte solo da loro due, convinti e duri a morire. Ma Nader non è solo questo. È innamorato, e i suoi sentimenti lo rendono più docile, in alcuni casi, del suo amico di bravate. Ma i suoi sentimenti, ad ogni modo, non sono condivisi dalla sua famiglia che, per via dell’essere musulmani, non accettano questa sua passione adolescenziale. Nader si ribella a questo, e tra un fuga e l’altra su cui si struttura gran parte del film, riscopre pian piano le sue radici musulmane.

Ottima la regia e buona la sceneggiatura, come l’interpretazione quantomeno dei protagonisti; ma lascia a desiderare la tecnica. Quasi tutto il film è girato con camera a mano -(o un’altra tipologia di ripresa che emula molto la camera a mano)- e continui primi piani che, a mio parere, fanno venire il mal di mare. Personalmente bisogna sfatare la leggenda per cui usando questa tecnica fa molto film d’autore. A mio personal riguardo, se il film non fosse stato girato tutto in questa maniera, avrebbe avuto una miglior fluidità narrativa o almeno così si sarebbe percepito.

 

voto: 7

Review: Acciaio (2012)

Il film non si presenta resistente come potrebbe suggerire il titolo. La storia ,quella originaria del libro, è sicuramente interessante, ma la trasposizione non è stata delle migliori. La pellicola si presenta lacunosa sia nella regia che nella sceneggiatura, ma tutto sommato l’interpretazione è accettabile. Ad ogni modo film del genere, di carattere poco commerciale, sono sempre da apprezzare per l’impegno nel raccontare con passione e fuori dai canoni. In particolar modo, poi, quando la storia è di stampo realistico. Per l’appunto Acciaio in questo caso punta in alto, tra adolescenti che crescono alla ricerca del sesso e nuovi orizzonti; il lavoro, il futuro e i cosiddetti giovani impliciti in entrambi.

 

voto: 7

Review: On the Road (2012)

Reduce da un’accoglienza abbastanza fredda al Festival di Cannes 2012, On the Road, tratto dal popolarissimo romanzo di Jack Kerouac, pubblicato nel 1951; adesso portato sullo schermo da Walter Salles, è da considerarsi un’opera ben riuscita.

La sceneggiatura riesce a raccogliere le numerose vicende raccolte nel romanzo autobiografico di Kerouac, senza stravolge il filo logico dell’autore, e senza creare confusione nei concetti espressi da quest’ultimo, anche se a causa di considerevoli esigenze di produzione, vale a dire la durata del film, spesso alcuni aspetti vengono accennati, lasciando spazio allo sviluppo di tematiche preponderanti nel romanzo e forse più affini al gusto del pubblico.

Il film e il romanzo catturano uno squarcio della società della fine degli anni ’40, fotografando una generazione, Salles con maestria riesce a trascinare nell’epoca del bebop, negli stilemi e negli usi e costumi del popolo americano della bassa borghesia. Una fotografia in perfetta armonia e scelte registiche più o meno ispirate riescono a trasportare lo spettatore, senza annoiare quasi mai. Il punto debole del film, è probabilmente rappresentato dalla scelta del cast, in secondo piano nei ruoli minori vediamo dei talenti, forse limitati a semplici cameo, come Amy Adams, Viggo Mortensen, Kirsten Dunst e Steve Buscemi, grandi nomi per piccoli ruoli di poca profondità, forse facilmente rappresentabili da volti non noti, mentre i protagonisti reali delle vicende, sono interpretati da nomi semi-sconosciuti, che regalano interpretazioni tiepide, per dei personaggi al contrario nel romanzo di Kerouac sviluppati con estrema profondità quanta era la realtà dei fatti raccontati; i protagonsiti Sam Riley, Garrett Hedlund e Kristen Stewart il cui personaggio al contrario di quanto si possa evincere dalla pubblicità legata al film, viene sviluppato ancora meno dei primi due nomi citati, e l’attrice si diletta al massimo delle sue possibilità, considerato il talento di cui dispone. Un film da vedere, ma soprattutto un romanzo straordinario da leggere, che riflette una generazione, e che ha a sua volta segnato numerose generazioni dagli anni ’50, periodo della sua pubblicazione, a oggi.

voto 8

Review: Prometheus (2012)

Un fan della serie arrivato in sala per quello che è stato annunciato come il prequel di Alien, girato dal mitico regista del primo capitolo potrebbe restare un po’ deluso. Per chi ha visto il primo Alien, le vicende del film si svolgono poco prima di quel capitolo, ed il Prometheus, la nave spaziale protagonista di questo film, sarà la nave che l’equipaggio del primo capitolo andrà in missione a cercare.

Il film si distacca non poco dalla saga e gli straordinari effetti con numerose idee e spunti non bastano a colmare una sceneggiatura estremamente annacquata che esprime un unico concetto. La straordinaria capacità del primo capitolo di Alien era l’evocazione di un’atmosfera claustrofobica, oscura e a tratti snervante; con Prometheus invece questo tratto viene purtroppo perso, ma Scott sprigiona una grande vena immaginifica, come ho già scritto prima, esistono numerosi spunti e idee davvero originali. La realizzazione delle scenografie, dei costumi e della “vita aliena” nel film, è davvero stupefacente. Ma giusto per sottolineare l’ultima voce del precedente elenco, è proprio la componente aliena a scarseggiare, Prometheus si concentra sull’idea di spiegare il significato della vita nuocendo alla componente che tutti i fan della saga hanno sempre amato, gli alien.

In ogni caso Prometheus risulta uno splendido Sci-Fi, e non mancano le citazioni del primo capolavoro di Ridley Scott. Il punto di forza del film sta proprio nell’idea della creazione della specie umana e non solo, stare qui a svelarvelo vorrebbe dire rovinare il processo di apprendimento del film. Infine un Michael Fassbender spettacolare, nel ruolo del robot tipico della serie di Alien, Noomi Rapace è una protagonista fantastica, a mio avviso perfetta erede di Sigourney Weaver. Un film da vedere per tutti i fan di Alien che magari potrebbero storcere un po’ il naso, e consigliato soprattutto ai profani, una pellicola di fantascienza di questo livello solo il buon Ridley Scott poteva regalarcela… Scene del film preferite: La scena iniziale “della creazione” assolutamente stupefacente, e l’operazione d’emergenza di Noomi, il fascino dello splatter è irresistibile.

voto: 8

Review: Pietà (2012)

Un giovane estorsore. Un povero quartiere di artigiani. La paura e la pietà: questo è ciò che caratterizza il film by kim ki Duk che, forse, stavolta ha cercato di superare se stesso.
La storia si basa sul giovane estorsore, abbandonato dalla madre quando era ancora in fasce. La sua vita da estorsore violento è per lui uno sfogo. Ma il suo sfogo è male per altre povere vite, e sarà direttemante proporzionale alla sua stessa vita.


A un certo punto della storia entra in scena una figura femminile che afferma di essere sua madre: questo avvenimento sconvolgerà la vita del nostro violento protagonista, così anche lui conoscerà la pietà.


Il film è carico di tensione trasmessa dai suoi personaggi sensibilmente potenti, che caratterizzano la cruda realtà di questa pellicola: una caratteristica spesso comune per il cinema asiatico. Un’ottima regia e tecnicamente esatto. Il film risulta logorante ma bello. Vittoria meritata.

voto: 9

Review: Bella Addormentata (2012)

Il film ci riporta al 2009 nella questione dell’eutanasia riguardo il caso Englaro. Quest’ultimo -nel film- visto da punti di vista diversi. La figlia di un senatore del partito di maggioranza che protesta per Eluana e il senatore stesso; un dottore particolarmente sensibile ed emtivo; una ricca attrice e il caso analogo a quello Englaro di sua figlia; e una coppia di fratelli benestanti anche loro in protesta.


Non è un docu-film, ma semplicemente una storia che riguarda il caso Englaro, che ricostruisce in linea di massima la vicenda attraverso le vite dei diversi personaggi, alcune delle quali si intrecciano: quindi, prospettive ideologiche ed umane diverse che reggono la struttura narrativa della pellicola.


Un film ben girato. Ottima la regia e altrettanto l’interpretazione dei personaggi da parte degli attori: eccellente come sempre -infatti- Toni Servillo. Una colonna sonora improbabile ma che rende il film più sobrio.

voto: 9

Review: L’intervallo (2012)

Napoli. Una ragazza quindicenne e un palazzo abbandonato che sarà la sua punizione da parte del boss del quartiere. Un ragazzo adolescente di quartiere che vende granite col padre, sarà il tutor della ragazza. Quest’ultima viene punita perchè frequenta un suo coetaneo della banda rivale al boss del quartiere.


Tutto il film si svolge all’interno del palazzo-punizione, basandosi sul rapporto dei due ragazzi. Una buona regia ed una buona interpretazione dei personaggi, fanno si che la location singola non sia monotona e non demolisca la struttura narrativa del film, quindi non annoia. La storia fluisce e man mano il rapporto tra i due ragazzi si evolve.

Tra riflessioni esistenziali e innocente ilarità, la pellicola ci mostra come oltre ad una interessante maturità adolescenziale, quindi il lato più sensibile ed umano, anche come la mafia possa raggiungere tali picchi di squallore; d’altra parte la mafia è una organizzazione fatta di umani, e a volte gli umani sono troppo umani. È un film che va visto senza intervallo.

voto: 8

Review: Il cavaliere oscuro – Il ritorno (2012)

La storia, più o meno, la si capisce già dal trailer: questo già è uno svantaggio. Infatti quest’ultimo capitolo, mi dispiace dirlo, lascia a desiderare. Una regia pigra, accompagnata da una sceneggiatura dallo stampo un po’ troppo fumettistico: si creano delle lacune che fanno cedere la struttura del film. Anche tecnicamente ha i suoi difetti.

Il problema è che dopo aver visto i primi due capitoli, molto ben fatti e riusciti -soprattutto il secondo-, ti trovi spiazzato di fronte ad una specie di Armagedon 2012. Poi la colonna sonora: fin troppo riciclata dai capitoli precedenti, e durante il film è diventata assillante.

Fortunatamente i personaggi se la sono cavata: Catwoman, per esempio, non ha avuto il suo solito iter dall’idiota alla super donna sexy ladra; inoltre l’interpretazione è stata ottima. L’antagonista, teatralizzava molto la sua cattiveria, ma d’altra parte è un po’ nello stile della setta delle ombre. Tutto sommato un Batman spettacolare, ma inconsistente.

voto: 7

Review: Monsieur Lazhar (2011)

Non può che ricordare Detachment, ma storia e personaggi sono di un altro stampo. Ci troviamo in Canada. Neve e freddo. In una scuola media d’eccellenza un’insegnate si suicida, e viene ritrovata da un suo alunno. Tutta la classe rimane scossa per l’accaduto. Due ragazzini in particolare, non per niente quelli che hanno visto la loro insegnate impiccata in classe, sono più turbati del resto della classe. Qualcuno deve sostituire l’insegnante suicida: così arriva Monsieur Lazhar. Non è l’insegnante modello, ma sa cos’è l’educazione e riesce ad applicarla sui suoi alunni, e col tempo conquista la loro fiducia. Grazie a lui riusciranno a superare il trauma del suicidio della vecchia insengnante.

Il film si alterna raccontando la vita di Lazhar fuori dalla scuola e dentro la scuola, dove si mischia a quella dei suoi alunni: dalla quale vengono fuori molti lati interessanti della storia, come un adolescente che può dimostrarsi più maturo e saggio di un adulto riguardo l’argomento della morte.


Candidato al premio Oscar, purtroppo non vinto, ha comunque guadagnato molti altri premi in ben altri festival: ciò significa che è uno di quei film belli e ben fatti, ma non commericiali. La pellicola, infatti, risulta essere ben strutturata dal punto di vista narrativo e anche tecnico. Buona la fotografia e buona l’interpretazione dei personaggi, soprattutto quella dei ragazzini più colpiti dal suicidio dell’insengante.
Un film, come Detachment, che molti insegnanti dovrebbero vedere ma che, a mio riguardo, non è adatto alla visione dei bambini.

voto: 8

Review: Amazing Spider Man (2012)

Inutile descivervi lo scenario, lo conoscono anche chi non ha mai seguito Spider Man. A mio avviso questo nuovo Amazing Spider Man ha uno stampo molto più adolescenziale delle versioni di Sam Raimi: è più vicino alla versione del fumetto Ultimate spider man. E purtroppo ritengo che non abbia molto stile.

Tutto sommato l’interpretazione di Peter Parker e Gwen Stacy non è male, ma lascia a desiderare ancor più quella degli zii di Peter; ritengo che la migliore interpretazione sia stata quella del dottor Connors e del padre di Gwen. Lasciando stare l’accozaglia delle versioni di Raimi, che crea delle lacune nella sceneggiatura, di questo nuovo Amazing Spider Man convince poco l’assenza di Mary Jane: senza voler sembrare un tradizionalista, ma almeno inserirne la figura in qualche scena.

La regia in fin dei conti è buona mentre il costume di spider man era discreto quanto la trasformazione di Lizard. Probabilmente se non avessero affrontato questo nuovo Amazing Spider Man senza aggiornare la lista dei suoi nemici, avrebbe deluso molte più persone.

La colonna sono obbietivamente è ottima, ma non adatta a spider man: faceva più pensare ad uno spin-off di Harry Potter.
Non disprezzo del tutto questo nuovo Spidey, ma durante la proiezione ho pensato più volte: “speriamo non facciano un sequel”.

voto: 7