Oscars 2013: Le nostre predizioni!

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Dopo l’annuncio delle nomination degli Screen Actors Guild e dei Golden Globes, che rappresentano le due più prestigiose premiazioni dopo gli Academy Awards e il loro famoso premio Oscar; è arrivato il momento per noi di prevedere quali saranno le nomination all’Oscar che verranno annunciate il 10 Gennaio 2013. Eccovi i nostri pronostici delle principali categorie:

Amour

MIGLIOR FILM
“Amour”
“Argo”
“Moonrise Kingdom”
“Les Miserables”
“Life of Pi”
“Lincoln”
“The Master”
“Silver Linings Playbook”
“Zero Dark Thirty”

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MIGLIOR REGISTA
Ben Affleck – “Argo”
Kathryn Bigelow – “Zero Dark Thirty”
Michael Haneke – “Amour”
Tom Hooper – “Les Miserables”
Steven Spielberg – “Lincoln”

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MIGLIORE ATTORE
Daniel Day-Lewis – “Lincoln”
John Hawkes – “The Sessions”
Hugh Jackman – “Les Miserables”
Joaquin Phoenix – “The Master”
Bradley Cooper – “Silver Linings Playbook”

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MIGLIOR ATTRICE
Jessica Chastain – “Zero Dark Thirty”
Marion Cotillard – “Rust & Bone”
Jennifer Lawrence – “Silver Linings Playbook”
Helen Mirren – “Hitchcock”
Naomi Watts – “The Impossible”

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MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Robert DeNiro – “Silver Linings Playbook”
Philip Seymour Hoffman – “The Master”
Tommy Lee Jones – “Lincoln”
Christoph Waltz – “Django Unchained”
Alan Arkin – “Argo”

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MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Amy Adams – “The Master”
Sally Field – “Lincoln”
Anne Hathaway – “Les Miserables”
Nicole Kidman – “The Paperboy”
Helen Hunt – “The Sessions”

Credete che le nostre predizioni potrebbero diventare realtà? Non ci resta che aspettare meno di un mese, per scoprire quali saranno i “prescelti” che si contenderanno quest’anno l’ambita statuetta!

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Review: Grandi Speranze (2012)

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Grandi Speranze, è forse uno dei romanzi più amati di Charles Dickens, probabilmente meno conosciuto di “Oliver Twist” o “A Christmas Carol”, ma forse rappresenta uno dei suoi romanzi più poetici ed elaborati, considerando la costante retorica presente nella sua produzione che rappresenta crude realtà dell’età contemporanea a Dickens, dell’ambiente londinese, in cui sono immersi questi personaggi estremamente evocativi, le cui vicende potrebbero sembrare surreali, dei sognatori, chi in cerca della felicità o, come nel caso di Pip, il protagonista di Grandi Speranze; in cerca, o meglio, in attesa del suo unico amore.

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Great Expectations - 2012

Quello di Mike Newell non è altro che l’ennesimo adattamento di Great Expectations, giusto quest’anno ne è stato prodotto uno per le televisioni americane, la cui qualità non è paragonabile a quello di Newell. Le parole di Dickens sono estremamente forti, e caratterizzano ogni scena con grande ricchezza di significati, detto ciò il compito del regista è stato semplicemente quello di raccontare la storia di Dickens con tatto, e linearità. Le atmosfere sono ben rese, anche se l’epicentro di Grandi Speranze restano i personaggi, molto meno l’ambiente, che è più il protagonista in adattamenti come Oliver Twist.

Great Expectations (2012)
Il cast svolge un ottimo lavoro, ogni attore è stato fedele al personaggio, con grande freschezza; perché per quanto sia “vecchia” questa storia, il punto forte di questo adattamento è la leggerezza, il film risulta nelle sue due ore di visione, un spettacolo piacevole, grazie come ho già detto ad una splendida storia, ed alle straordinarie parole, frasi e concetti espressi da Charles Dickens. Un ottimo adattamento, che rende estrema giustizia al romanzo e allo stesso tempo rende una versione nuova, fresca, grazie al fantastico cast, Newell cattura il fascino decadente di Dickens e lo unisce alla freddezza della Londra di fine 800, senza tralasciare la sua luminosità, tanto simile a quel bagliore presente nel cuore di Pip da cui ha derivato la forza e l’audacia per vivere la sua straordinaria storia.

Christmas Movies: Il Grinch (2000)

The-Grinch-jim-carrey-141538_1024_768Come probabilmente saprete “Il Grinch” non è altro che l’adattamento del famoso racconto natalizio, tradizionale americano, Dr. Seuss’ How the Grinch Stole Christmas, questo fantastico adattamento di Ron Howard prende come protagonista il grandissimo Jim Carrey. Il film è oggi a tutti gli effetti uno dei miei classici natalizi preferiti. Eccovi alcune curiosità sul film, che vi consiglio di recuperare nel caso non l’abbiate mai visto!

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Eddie Murphy e Jack Nicholson furono considerati per la parte del Grinch. Anthony Hopkins (nella versione originale) registrò tutta la narrazione del film in un solo giorno. La famiglia di Ron Howard appare spesso nel film: suo padre è il vecchio Nonsochi che grida “Mettetelo sulla sedia della serenità!”; sua figlia (Bryce Dallas Howard) è la Nonsochi coi capelli rossi che appare nell’attimo dopo in cui il Grinch riaccende le luci della città; sua moglie può essere vista mentre tiene le mani all’anziano Nonsochi quando tutti i Nonsochi si raccolgono intorno all’albero.
Una mattina, il regista Ron Howard arrivò sul set alle 3:30 per indossare le vesti del Grinch, trucco compreso, e diresse il film per tutto il giorno in quelle condizioni. Il regista Ron Howard appare in un cameo nel film: è uno dei Nonsochi nella piazza contro il quale inveisce il Grinch.

Nella puntata Occhio per occhio, dente per dente de I Simpson, il Signor Burns ripete gli stessi atteggiamenti del Grinch nell’apprendere che le persone stanno cantando. Prima cantano nonostante il black-out, poi continuano nonostante il furto dei regali natalizi (che Homer Simpson aveva rubato intonando una canzone simile a quella del Grinch).
Nella puntata “Un eroe per caso” della prima stagione de I Griffin, Joe Swanson spiega agli invitati come sia rimasto paralizzato; nel flash-back troviamo il poliziotto che tenta di salvare i regali rubati dall’orfanotrofio combattendo, sul tetto dell’edificio, con il Grinch. Quest’ultimo però, dopo aver perso i regali, lancia un pattino nella direzione di Joe, il quale cade dal tetto rimanendo paralizzato a vita.
Nel film Mamma, ho perso l’aereo in una scena si vede il protagonista Kevin McCallister, interpretato da Macaulay Culkin, che guarda un cartone animato del Grinch, mentre ruba i regali.
Nel sequel Mamma, ho riperso l’aereo – Mi sono smarrito a New York, Kevin McCallister mentre è sulla limousine guarda, nel televisore dell’automobile, un cartone del Grinch in cui il mostro verde ride, e nella scena successiva si vede ridere nella stessa maniera Tim Curry, il portinaio dell’hotel dove il bambino alloggia.
In una puntata del telefilm Scrubs JD, il protagonista, ha una fantasia dove il dottor Cox è il Grinch.
Nel film d’animazione Ortone e il mondo dei Chi il regista fa molto riferimento alla storia de Il Grinch. La voce dell’elefante Ortone è, in versione originale, di Jim Carrey, l’interprete del Grinch. Si trovano anche molti altri riferimenti, come ad esempio la scelta del “Chi”, l’unica differenza è che gli abitanti del mondo dei Chi sono tanti piccoli Grinch di colore e forme diverse.
Nella puntata Buon Natale della seconda stagione del telefilm Glee, Sue Sylvester, si traveste da Grinch per rovinare il natale al Glee Club.

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Riconoscimenti

2001 – Premio Oscar
Miglior trucco a Rick Baker e Gail Rowell-Ryan
Nomination Migliore scenografia a Merideth Boswell e Michael Corenblith
Nomination Migliori costumi a Rita Ryack
2001 – Golden Globe
Nomination Miglior attore in un film commedia o musicale a Jim Carrey
2001 – Premio BAFTA
Miglior trucco a Rick Baker, Gail Rowell-Ryan, Kazuhiro Tsuji, Toni G e Sylvia Nava
2001 – Saturn Award
Miglior trucco a Rick Baker e Gail Rowell-Ryan
Miglior colonna sonora a James Horner
Nomination Miglior film fantasy
Nomination Migliore regia a Ron Howard
Nomination Miglior attore protagonista a Jim Carrey
Nomination Miglior attrice debuttante a Taylor Momsen
Nomination Migliori costumi a Rita Ryack e David Page
Nomination Migliori effetti speciali a Kevin Scott Mack, Matthew E. Butler, Bryan Grill e Allen Hall
2001 – MTV Movie Award
Miglior cattivo a Jim Carrey
2001 – Empire Award
Nomination Miglior attore protagonista a Jim Carrey
2000 – Las Vegas Film Critics Society Award
Miglior film per la famiglia
Migliori costumi a Rita Ryack
2001 – Satellite Award
Migliori costumi a Rita Ryack
Nomination Migliore scenografia a Merideth Boswell e Michael Corenblith
Nomination Migliori effetti speciali a Kevin Scott Mack, Matthew E. Butler, Bryan Grill e Allen Hall
2001 – Costume Designers Guild Award
Premio per l’eccellenza nei costumi in un film fantasy a Rita Ryack
2001 – Kids’ Choice Award
Film preferito
Attore preferito a Jim Carrey
2001 – ASCAP
Miglior colonna sonora a James Horner

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Review: On the Road (2012)

Reduce da un’accoglienza abbastanza fredda al Festival di Cannes 2012, On the Road, tratto dal popolarissimo romanzo di Jack Kerouac, pubblicato nel 1951; adesso portato sullo schermo da Walter Salles, è da considerarsi un’opera ben riuscita.

La sceneggiatura riesce a raccogliere le numerose vicende raccolte nel romanzo autobiografico di Kerouac, senza stravolge il filo logico dell’autore, e senza creare confusione nei concetti espressi da quest’ultimo, anche se a causa di considerevoli esigenze di produzione, vale a dire la durata del film, spesso alcuni aspetti vengono accennati, lasciando spazio allo sviluppo di tematiche preponderanti nel romanzo e forse più affini al gusto del pubblico.

Il film e il romanzo catturano uno squarcio della società della fine degli anni ’40, fotografando una generazione, Salles con maestria riesce a trascinare nell’epoca del bebop, negli stilemi e negli usi e costumi del popolo americano della bassa borghesia. Una fotografia in perfetta armonia e scelte registiche più o meno ispirate riescono a trasportare lo spettatore, senza annoiare quasi mai. Il punto debole del film, è probabilmente rappresentato dalla scelta del cast, in secondo piano nei ruoli minori vediamo dei talenti, forse limitati a semplici cameo, come Amy Adams, Viggo Mortensen, Kirsten Dunst e Steve Buscemi, grandi nomi per piccoli ruoli di poca profondità, forse facilmente rappresentabili da volti non noti, mentre i protagonisti reali delle vicende, sono interpretati da nomi semi-sconosciuti, che regalano interpretazioni tiepide, per dei personaggi al contrario nel romanzo di Kerouac sviluppati con estrema profondità quanta era la realtà dei fatti raccontati; i protagonsiti Sam Riley, Garrett Hedlund e Kristen Stewart il cui personaggio al contrario di quanto si possa evincere dalla pubblicità legata al film, viene sviluppato ancora meno dei primi due nomi citati, e l’attrice si diletta al massimo delle sue possibilità, considerato il talento di cui dispone. Un film da vedere, ma soprattutto un romanzo straordinario da leggere, che riflette una generazione, e che ha a sua volta segnato numerose generazioni dagli anni ’50, periodo della sua pubblicazione, a oggi.

voto 8

Review: Prometheus (2012)

Un fan della serie arrivato in sala per quello che è stato annunciato come il prequel di Alien, girato dal mitico regista del primo capitolo potrebbe restare un po’ deluso. Per chi ha visto il primo Alien, le vicende del film si svolgono poco prima di quel capitolo, ed il Prometheus, la nave spaziale protagonista di questo film, sarà la nave che l’equipaggio del primo capitolo andrà in missione a cercare.

Il film si distacca non poco dalla saga e gli straordinari effetti con numerose idee e spunti non bastano a colmare una sceneggiatura estremamente annacquata che esprime un unico concetto. La straordinaria capacità del primo capitolo di Alien era l’evocazione di un’atmosfera claustrofobica, oscura e a tratti snervante; con Prometheus invece questo tratto viene purtroppo perso, ma Scott sprigiona una grande vena immaginifica, come ho già scritto prima, esistono numerosi spunti e idee davvero originali. La realizzazione delle scenografie, dei costumi e della “vita aliena” nel film, è davvero stupefacente. Ma giusto per sottolineare l’ultima voce del precedente elenco, è proprio la componente aliena a scarseggiare, Prometheus si concentra sull’idea di spiegare il significato della vita nuocendo alla componente che tutti i fan della saga hanno sempre amato, gli alien.

In ogni caso Prometheus risulta uno splendido Sci-Fi, e non mancano le citazioni del primo capolavoro di Ridley Scott. Il punto di forza del film sta proprio nell’idea della creazione della specie umana e non solo, stare qui a svelarvelo vorrebbe dire rovinare il processo di apprendimento del film. Infine un Michael Fassbender spettacolare, nel ruolo del robot tipico della serie di Alien, Noomi Rapace è una protagonista fantastica, a mio avviso perfetta erede di Sigourney Weaver. Un film da vedere per tutti i fan di Alien che magari potrebbero storcere un po’ il naso, e consigliato soprattutto ai profani, una pellicola di fantascienza di questo livello solo il buon Ridley Scott poteva regalarcela… Scene del film preferite: La scena iniziale “della creazione” assolutamente stupefacente, e l’operazione d’emergenza di Noomi, il fascino dello splatter è irresistibile.

voto: 8

TrailerSpy: The Paperboy (2012)

Ne avevamo già parlato del ritorno di Lee Daniels nella nostra rubrica Dal Libro al Film, con la recensione del romanzo di Pete Dexter dal quale è tratto The Paperboy; reduce dal Festival di Cannes 2012, forse uno dei film più discussi del festival, accolto tra fischi e applausi. Il trailer rilasciato pochi giorni fa, che pubblicizza il debutto nelle sale americane il 4 Ottobre, arriverà in Italia tramite la 01 Distribution a Gennaio 2013; mostra il panorama della Louisiana degli anni ’60 che ritrae Lee Daniels per questa storia un pò pulp ed un pò erotic-trash.

The Paperboy, segue il racconto della cameriera della famiglia James (Macy Grey), insolita voce narrante; il trailer stesso inizia con l’arrivo di questa appariscente donna, Charlotte Bless (Nicole Kidman) che ha chiesto aiuto ai due reporter interpretati da Matthew McCounaghey e David Oyelowo per far scagionare l’uomo di cui si è innamorata tramite rapporto epistolare John Cusack, in carcere con l’accusa infondata (?) di omicidio; il tutto accade sotto gli occhi di Jack James (Zac Efron) semplice ragazzo dei giornali che si innamora perdutamente di Charlotte. Dopo un toccante ritratto della comunità afroamericana del ghetto, in Precious, Lee Daniels passa ad un genere completamente diverso forse più simile al precedente Shadowboxer, il trailer non aiuta a capire se questo film si rivelerà o meno il tanto preannunciato flop; fatto sta che tra le tanto chiacchierate scene estreme del personaggio della Kidman e non solo, il film potrebbe fare breccia sul pubblico al botteghino…

Review: Marilyn (2011)

Nello scrivere il titolo di questa recensione avrei preferito mantenere il titolo originale del film in questione, tratto dal romanzo/diario dal titolo omonimo, ‘My Week with Marilyn’, non solo perché ricorda il titolo del nostro blog, ma perché rappresenta uno degli spunti più originali del film, infatti Simon Curtis, il regista, ci porta proprio dietro le quinte delle riprese del celebre film “Il principe e la ballerina”, quella settimana che proprio lei trascorse in Gran Bretagna, dove incontrò il ragazzo che scrisse il romanzo La mia settimana con Marilyn, edito anche in Italia, e la narrazione del film, forse purtroppo scelta poco ispirata nell’adattamento, viene affidata al protagonista Colin Clark, terzo assistente del regista e interprete nella storia, Laurence Olivier, interpretato da uno straordinario Kenneth Branagh.

Ma adesso veniamo a lei, Marilyn, ovvero Michelle Williams. E’ forse inutile dirlo, ma dopo aver visto come il sottoscritto, quasi tutti i film di Marilyn Monroe, fa sempre un cattivo effetto vederla interpretata sullo schermo da un’altra attrice, e nella Storia di versioni di Marilyn ne abbiamo viste tante e tutte sulla soglia dello mediocrità. Anche in questo caso storcere il naso è quasi automatico fin dai primi istanti del film, e la regia di Simon Curtis di certo non aiuta l’interpretazione della Williams, lei però riesce comunque nell’intento con estrema audacia, per non nominare il coraggio, cattura pian piano e convince quasi subito. Su Marilyn potremmo scrivere e scrivere parole su parole, sul suo personaggio, sul suo essere una “non” attrice, sullo straordinario essere quale era; questi punti in My Week with Marilyn vengono abilmente toccati, l’adattamento della sceneggiatura riesce abilmente su questo piano e sorregge in pieno le interpretazioni del cast.
Un’interpretazione comunque imperfetta quella di Michelle Williams, e sta proprio in questo la sua efficacia, lei di Marilyn non ne fa uno stereotipo, e se pur non completamente, riesce a catturare lo sguardo, e la fragilità, comunque costante in ogni attore, dell’icona che tutti amiamo. Nominata all’Oscar per la sua interpretazione, ma surclassata dal colosso Streep nei panni di Margaret Thatcher, viene rovinata da una regia stentata, Curtis che prima di questo film aveva solo lavorato in serie televisive e film tv, decide l’insuccesso del film in tutto il mondo a livello di incassi e critica, dove si salvano solo gli attori, un cast straordinario, in primis da una Marilyn rappresentata con estremo rispetto da Michelle, uno splendido Kenneth Branagh, anche lui nominato all’Oscar come miglior attore non protagonista, lo scorso anno, e piccoli ruoli come quello di Judi Dench e della stella di Harry Potter, Emma Watson. Simon Curtis non è per niente connesso alla diva Monroe, non fa altro che riprendere scelte poco ispirate. Se non fosse stato per Michelle Williams, alla sua prima grande interpretazione, a mio avviso la più convincente finora nella sua breve carriera, il film sarebbe passato inosservato, ancor più di quanto lo sia già.

voto: 8 

TrailerSpy: The Great Gatsby (2012)

Dopo il poco riuscito Australia, del 2008, Baz Luhrmann torna nelle sale e lo fa in grande stile, con il romanzo capolavoro di Francis Scott-Fitzgerald, Il grande Gatsby. Molti di noi ricordano il famoso adattamento del 1974 con Mia Farrow e Robert Redford, oggi Luhrmann riporta ovviamente un nuovo giovane cast: Leonardo Di Caprio, Carey Mulligan, Tobey Maguire, Isla Fisher e Joel Edgerton.

Nella storia il romantico ed enigmatico Jay Gatsby organizza feste sontuose nella speranza di avvicinare la donna amata in gioventù, Daisy, che ha sposato un uomo ricco e rozzo. Ne diventerà l’amante, ma un incidente automobilistico darà una tragica svolta al loro amore.
La visione “luhrmanniana” dell’età del jazz ritratta dall’autore del romanzo non potrà che essere qualcosa di interessante. Il film raggiungerà l’Italia a inizio 2013.

Review: The Hunger Games (2012)

Una piccola grande sorpresa, o per meglio dire una rivelazione che segna la corrente stagione cinematografica, un enorme successo di botteghino in tutto il mondo, ma soprattutto negli states, un film incisivo ed interessante, tutto questo è The Hunger Games.

Lo stesso soggetto, riadattato dal romanzo omonimo di Suzanne Collins, è o perlomeno sembra a prima vista qualcosa di già visto: un futuro non troppo lontano, un’enorme separazione tra classi sociali, da un lato sprechi ed eccessi di ricchi ed egocentrici borghesi, dall’altro un popolo che vive nella miseria una vita di stenti, e di terrore. I riferimenti qui si sprecano, se in modo originale la classe ricca ci ricorda in molti modi gli aristocratici francesi della corte di Versailles nel ‘700; per certi versi la classe povera ci rimanda agli schemi di un orribile periodo nazista nei confronti del popolo ebreo. L’epicentro del racconto è il reality show che tutti temono gli Hunger Games.

Per i giochi che vengono tenuti una volta l’anno, ognuno dei dodici distretti che raccolgono la classe povera estrae a sorte i nomi di un uomo ed una donna per la partecipazione al terribile evento. I 24 partecipanti si sfideranno all’ultimo sangue, e solo uno di loro sopravviverà e sarà il vincitore della propria vita; e non ci vuole fin dall’inizio un colpo di genio per capire che sarà la nostra protagonista ad uscirne vittoriosa, Katniss Everdeen, saggiamente interpretata da Jennifer Lawrence.  Forse un pregio o forse un difetto, la linearità e la prevedibilità degli eventi aiutano però la leggerezza dell’insieme della pellicola, ed è punto a suo favore, l’esplorazione dell’umanità, sotto ogni sua forma, dall’idiozia alla volubilità, dal coraggio alla paura, alla speranza.
Come molte pellicole, The Hunger Games esplora la questione: cosa saresti disposto a fare per sopravvivere? Ma al contrario delle altre riesce non solo nell’intento di coinvolgere lo spettatore con intensità, ma anche con una sorta di introspezione. Suzanne Collins crea un eroe, come quelli dei film “di una volta” che abbiamo sempre amato, quelli che ti coinvolgevano dal primo istante, con semplicità, in modo avvincente.

Oltre tutto ciò si spreca l’azione dei personaggi, la maggior parte tutti di contorno alla protagonista, lo stesso regista riesce a trasmettere la giusta adrenalina con giochi di ripresa, talvolta fastidiosi, ma che riescono nel loro intento. Inutile soffermarsi sulle prestazioni del cast, convincente come già detto la protagonista, Jennifer Lawrence, divertenti Woody Harrelson, Elizabeth Banks e Stanley Tucci, al contrario Josh Hutcherson al limite del possibile, niente di più niente di meno di quanto abbia mai fatto. Gary Ross che di sceneggiature se ne intende, adatta abilmente il romanzo e dirige, la sua terza pellicola, da considerarsi la sua migliore, anche perché rischiosa, regia. Un ottimo film, il cui successo per una volta lo si può dire di un film al primo posto del botteghino, è giustificato. Non ci resta che aspettare il prossimo capitolo della trilogia con il fiato sospeso.

voto: 9 

Review: Dark Shadows (2012)

Personalmente uno dei film che più attendevo quest’anno, il ritorno al Cinema di Tim Burton, con una pellicola che sembrava ripercorrere i vecchi passi del regista che tutti noi abbiamo amato, ma questo Dark Shadows rappresenta forse una piccola delusione.

Della trama ne abbiamo ampiamente parlato, il protagonista che viene trasformato in vampiro da una strega a cui aveva spezzato il cuore, che dopo un lunghissimo sonno si ritroverà due secoli più tardi alle prese con la nuova generazione della sua famiglia; ed in modo scanzonato cercherà di risanare i problemi di tutti. Nella fattispecie l’adattamento di una serie tv è sempre qualcosa di rischioso e Burton cade proprio nei tipici tranelli di un adattamento del genere, vale a dire il prolisso metodo introduttivo dei personaggi poi ottimizzato in fretta  e furia proprio sul finire del film. Le atmosfere gotiche burtoniane non mancano, così come gli spunti freak comici tipici della sua filmografia, ma una lacunosa sceneggiatura si trasforma in un enorme zavorra per il vampiro Barnabas.


Il cast visto e rivisto nei film di Tim Burton, vale a dire il duo Depp/Bonham Carter, fa del suo meglio, anche quando il talento non può colmare i vuoti nella resa dei personaggi. Dal punto di vista visivo Dark Shadows è assolutamente perfetto, delirante e sopra le righe; ogni carattere è assolutamente reso nel suo costume e trucco che sia, ma là dove i dialoghi e le scelte sulla trama portano una caduta di stile, annoiando anche talvolta lo spettatore, c’è poco da fare.


Dopo un Alice in Wonderland che ha rasentato il disastro, Burton riconferma un pigro progetto, che nonostante tutto, come il precedente, incassa moltissimo; il prodotto burtoniano attira comunque ai botteghini, e quando, come molti, si è fan del micro universo creato da Burton, si passa sopra alle pecche e si gode la sua ennesima favola grottesca; ed anche noi ci lasciamo andare, sperando che il prossimo sia qualcosa di meglio…

voto: 7

Story Review: Animal Kingdom (2010)

C’è una costante, un elemento stilistico, che si può riscontrare in molte arti quali la Musica, la Pittura ed il Cinema: il contrasto. In Animal Kingdom, il regista David Michôd, riesce ad esprimere con grande cura e delicatezza, la torbida storia della famiglia Cody, evidenziando con maestria i contrasti da situazioni estremamente drammatiche e la vuotezza dello stato d’animo di colui che le vive, il tutto viene espresso da una splendida colonna sonora ed un abile gioco di regia.

Le vicende del film sono collegate ad un fatto realmente accaduto. Joshua va a vivere dalla nonna, alla morte di sua madre, insieme ai suoi tre zii. Tra la famiglia Cody e la polizia và avanti una disputa ormai da tempo, Nathan Leckie cerca di incastrare i tre ormai da tempo, e loro cercano di sfuggire dalle accuse sulle loro numerose malefatte, dallo spaccio di droga alle conseguenti rapine. Da qui il riferimento al regno animale, la famiglia Cody, così come la famiglia di leoni ritratta nell’immagine con cui si apre il film, è un branco che lotta per la sua sopravvivenza e la supremazia, e Janine, la nonna, interpretata da una straordinaria Jackie Weaver, matriarca e vero capobranco agisce al disopra del figlio, capofamiglia, Andrew, anche lui interpretato da un fantastico Ben Mendelsohn.

David Michôd firma anche la sceneggiatura del film, fluida ed estremamente realista, non vuole romanzare una storia del genere, il suo unico obiettivo è inquadrare l’animo di ogni personaggio nella sua istintività. Su tutto il cast Jackie Weaver risalta, rende alla perfezione il personaggio, si trasforma in un inquietante figura, perfetta in ogni sua espressione e movimento, non per nulla nominata all’Oscar proprio in quell’anno. La regia riesce a dirigere a pieno ogni attore ed a  catturare i silenzi e i contrasti, in scene come una delle tante retate della polizia, una colonna sonora delicata e pulita, i volti catturati in vicinanza per cogliere ogni emozione dell’attore, l’atmosfera torbida, cupa e a volte anche claustrofobica della vita dei Cody.

Animal Kingdom è un film semplice ma efficace, pieno di stile, dal cast assolutamente azzeccato. Il paragone tra David Michôd e Scorsese fatto da molti critici, calza a pennello, il regista in questione però ha di più un realismo senza fronzoli, forse più sincero, ed uno stile sicuramente più dark. L’ovvio messaggio della sceneggiatura, e del titolo del film quindi, è semplicemente l’interrogativo tra la società umana e quella animale, non siamo tanto diversi poi, o forse peggiori.

Festival di Cannes 2012: Il programma ufficiale!

Concorso: 
Moonrise Kingdom – Wes Anderson (film d’apertura)
 
De Rouille et d’os – Jacques Audiard
Holy Motors – Leos Carax
Cosmopolis – David Cronenberg
The Paperboy – Lee Daniels
Killing Them Softly – Andrew Dominik
Reality – Matteo Garrone
Amour – Michael Haneke
Lawless – John Hillcoat
In Another Country – Sangsoo Hong
Taste of Money – Sangsoo Im
Like Someone In Love – Abbas Kiarostami
The Angels’ Share – Ken Loach
Beyond the Hills – Cristian Mungiu
Baad El Mawkeaa (Apres la bataille) – Yousry Nasrallah
Mud – Jeff Nichols
Vous N’avez encore rien vu – Alain Resnais
Post Tenebras Lux – Carlos Reygadas
On the Road – Walter Salles
Paradies: Liebe – Ulrich Seidl
Jagten (The Hunt) – Thomas Vinterberg

Fuori concorso: 

Io e te – Bernardo Bertolucci
Une Journee particuliere – Gilles Jacob e Samuel Faure
Therese Desqueiroux – Claude Miller (film di chiusura)
 
Dario Argento’s Dracula – Dario Argento (Séance De Minuit) 

Ai To Makoto – Takashi Miike (Séance De Minuit) 

Madagascar 3, Europe’s Most Wanted – Eric Darnell E Tom Mcgrath
Hemingway & Gellhorn – Philip Kaufman 

Special Screenings: 
Der Müll Im Garten Eden – Faith Akin
Roman Polanski: A Film Memoir – Laurent Bouzereau
The Central Park Five – Ken Burns, Sarah Burns And David Mcmahon
Les Invisibles – Sébastien Lifshitz
Journal De France – Claudine Nougaret E Raymond Depardon
A musica segundo Tom Jobim – Nelson Pereira Dos Santos
Villegas – Gonzalo Tobal
Mekong Hotel – Apichatpong Weerasethakul 

Un Certain Regard: 
Miss Lovely – Ashim Ahluwalia
La Playa – Juan Andrés Arango
Les Chevaux de Dieu – Nabil Ayouch
Trois Mondes – Catherine Corsini
Antiviral – Brandon Cronenberg
7 Dias en La Habana – B. Del Toro, P. Trapero, J. Medem, E. Suleiman, J. C. Tabio, G. Noe And L. Cantet
Le Grand soir – Benoit Delepine And Gustave Kervern
Laurence Anyways – Xavier Dolan
Despues De Lucia – Michel Franco
Aimer A perdre la raison – Joachim Lafosse
Mystery – Lou Ye
Student – Darezhan Omirbayev
La Pirogue – Moussa Toure
Elefante Blanco – Pablo Trapero
Confession of a Child of the Century
 – Sylvie Verheyde
11.25 The Day He Chose His Own Fate
 – Koji Wakamatsu
Beasts of the Southern Wild – Benh Zeitlin

Tra nomi già previsti e altri invece assolutamente sorprendenti, il prossimo Festival di Cannes, che si svolgerà tra il prossimo 16 Maggio e il 27 Maggio, si prospetta come uno dei più interessanti degli ultimi anni! Non possiamo che aspettare con trepidazione l’apertura del festival francese, che avverrà con il promettente Moonrise Kingdom di Wes Anderson!

Story Review: I ragazzi stanno bene (2010)


Con I ragazzi stanno bene, Lisa Cholodenko, autrice della sceneggiatura insieme a Stuart Blumberg e allo stesso tempo regista del film, tesse con abilità l’elegante trama che percorre le vite di due donne, Julies e Nic, e dei loro due figli, Joni e Laser, avuti tramite inseminazione artificiale, da parte del donatore, Paul, che incontreranno per la prima volta, sia le due madri che i loro figli, dopo vent’anni, e questo avvenimento sarà una turbolente scossa per la loro vita.

Uno splendido cast, primeggiante su tutti Annette Bening nominata all’Oscar per questa interpretazione, riesce a esprimere con grande coralità i numerosi concetti estesi dagli sceneggiatori, che realizzano una commedia dal carattere estremamente profondo, che come nei migliori casi, riesce ad alternare momenti riflessivi a momenti più frivoli. Non viene mai seguito il concetto di inculcare la normalità di una famiglia come quella di Julies e Nic, ma Cholodenko invita a vedere oltre e recepire il concetto di dualità e di amore, l’amore che è uguale in ogni sua forma. Le protagonista affrontano normali problemi psicologici, di convivenza, di qualsiasi altra coppia dell’epoca contemporanea, ma ci regalano delle grandi massime, e le straordinarie Julianne Moore e Annette Bening, due magnetiche interpretazioni, per due personaggi sopra le righe considerati nella loro individualità!

Una regia dal gusto estremamente indie, quello che è poi il suddetto film, riesce comunque ad essere delicata ma vivace nei momenti esatti. Di contorno un forse poco convincente Mark Ruffalo, per quanto possa essere semplice il suo personaggio, nominato misteriosamente all’Oscar. Ma nulla da discutere sulle altre nomination, fantastica sceneggiatura, anch’essa nominata al premio; che andrebbe pubblicata e riletta come un buon romanzo moderno, impossibile non pendere dalle labbra di Julies e non seguire con divertimento i dialoghi di Nic. Riescono nel loro lavoro, anche gli esordienti, se pure ultimamente super richiesti, Mia Wasikowska (Joni) e Josh Hutcherson (Laser), senza niente di più, forse Mia più convincente dell’altro, ma sicuramente entrati nel ruolo rendono giustizia ai personaggi.

Il film termina con uno splendido finale, una ricostruzione di un rapporto deteriorato, quello di Julies e Nic,  che con l’arrivo nella loro vita, di Paul, ha sfiorato la rottura; una nuova vita per Joni, e dei nuovi propositi per Laser. Una commedia che riesce ad emozionare, e soprattutto non segue gli stampi mainstream delle odierne commedie di massa. I ragazzi stanno bene è un film sull’amore; materno, coniugale, fraterno; sui passi falsi che a volte si prendono in tale percorso, sulla lotta, a volte, per la felicità; ed è il filo conduttore in fin dei conti di questa straordinaria sceneggiatura, la ricerca della felicità, ciò che inseguono i cinque protagonisti del film, e non è che sia qualcosa di mai visto in un film, anzi, la differenza sta nei personaggi che stavolta la inseguono e nel modo in cui viene espressa questa esigenza; e I ragazzi stanno bene lo fa in un modo che non avete ancora visto, e che non potete perdere.