Review: Alì ha gli occhi azzurri (2012)

Un ragazzo romano, per metà arabo e per metà italiano, appartenente al classico ceto medio dallo stampo “tamarreide”. Infatti le sue frequentazioni non sono da meno, come non lo è il suo atteggiamento. Lui è il suo amico fanno parte e mettono in atto piccole scorribande composte solo da loro due, convinti e duri a morire. Ma Nader non è solo questo. È innamorato, e i suoi sentimenti lo rendono più docile, in alcuni casi, del suo amico di bravate. Ma i suoi sentimenti, ad ogni modo, non sono condivisi dalla sua famiglia che, per via dell’essere musulmani, non accettano questa sua passione adolescenziale. Nader si ribella a questo, e tra un fuga e l’altra su cui si struttura gran parte del film, riscopre pian piano le sue radici musulmane.

Ottima la regia e buona la sceneggiatura, come l’interpretazione quantomeno dei protagonisti; ma lascia a desiderare la tecnica. Quasi tutto il film è girato con camera a mano -(o un’altra tipologia di ripresa che emula molto la camera a mano)- e continui primi piani che, a mio parere, fanno venire il mal di mare. Personalmente bisogna sfatare la leggenda per cui usando questa tecnica fa molto film d’autore. A mio personal riguardo, se il film non fosse stato girato tutto in questa maniera, avrebbe avuto una miglior fluidità narrativa o almeno così si sarebbe percepito.

 

voto: 7

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