Trailer Spy: Play

Annunci

News & Rumors: Django Unchained: l’atteso ritorno di Quentin Tarantino

Ecco una news gustosa che riguarda il film in fase di produzione di Quentin Tarantino: Django Unchained. Al festival di Cannes è stata proiettata una breve anteprima che ha entusiasmato tutti. Il ritorno nelle sale del padre di Kill Bill è molto atteso, ma con la giusta pazienza di chi sà di non essere deluso. Il film uscirà nelle sale americane alla fine di dicembre e in Italia agli inizi di gennaio.

È ambientato nel Sud due anni prima della Guerra Civile. Il protagonista è Django, uno schiavo che, a causa della storia di violenza con gli ex padroni, si scontra con il cacciatore di taglie tedesco il Dr. King Schultz. Quest’ultimo è sulle tracce degli assassini, e Django ha le capacità giuste per aiutarlo. Il poco ortodosso Schultz acquista Django promettendogli di liberarlo dopo la cattura dei Brittle, vivi o morti.

Review: Cosmopolis (2012)

A mio riguardo Cosmopolis è stato troppo pubblicizzato come un film evento, con un trailer molto bello ma ingannevole, illudendo il pubblico come se fosse  un film d’azione ma dalla trama originale. Non è così. Il film non è del genere Azione ed è ben più originale.

Non ho letto il libro da cui è tratto, ma sembra che la trasposizione tutto sommato sia riuscita, o comunque l’aspetto concettualista della pellicola riesce a stare a galla, e che è la struttura del soggetto. Concetti che rispecchiano il presente quasi del tutto, il tutto visto dal punto di vista di un potente giovane uomo d’affare colonna dell’economia mondiale: il che fa parte dell’originalità del film ma anche del libro, e svela un aspetto che probabilmente molti di noi neanche immaginiamo.

A volte -purtroppo- sembra andare troppo lento, ma non annoia e comunque è una caratteristica del film stesso. Cronenberg c’è: ottimo lavoro di regia; si avverte l’affetto e l’impegno per il progetto. Ad ogni modo il buon lavoro di regia, ovviamente, lo si può notare anche dall’interpretazione degli attori: alcuni bravi, altri discreti. Poi c’è lui, il piccolo ‘assetato’ Robert Pattinson che, alla fine, ha passato il turno cavandosela discretamente con impegno.

voto: 8 

Trailer Spy: The Invader

Questa settimana per Trailer Spy eccezionalmente due trailer.

Questo secondo, The Invader, è uscito alla fine del 2011. Uno dei trailer più originali del vecchio anno, sicuramente. Un trailer che a prescindere attira l’attenzione, ma tecnicamente parlando non è da meno.

The Most Beautiful Scenes: Gummo

Per The Most Beautiful Scenes, questa settimana una scena tratta dal film Gummo di Harmony Korine, del 1997.

Questa clip è una di quelle parti del film che io chiamo scena sintesi. Penso che questa scena sia la sintesi di tutto il film dal punto di visto comportamentale, diciamo così -in linea di massima-. Osservano il protagonista, questa scena è come se racchiudesse la psiche di tutti i personaggi del film.

TrailerSpy: The Great Gatsby (2012)

Dopo il poco riuscito Australia, del 2008, Baz Luhrmann torna nelle sale e lo fa in grande stile, con il romanzo capolavoro di Francis Scott-Fitzgerald, Il grande Gatsby. Molti di noi ricordano il famoso adattamento del 1974 con Mia Farrow e Robert Redford, oggi Luhrmann riporta ovviamente un nuovo giovane cast: Leonardo Di Caprio, Carey Mulligan, Tobey Maguire, Isla Fisher e Joel Edgerton.

Nella storia il romantico ed enigmatico Jay Gatsby organizza feste sontuose nella speranza di avvicinare la donna amata in gioventù, Daisy, che ha sposato un uomo ricco e rozzo. Ne diventerà l’amante, ma un incidente automobilistico darà una tragica svolta al loro amore.
La visione “luhrmanniana” dell’età del jazz ritratta dall’autore del romanzo non potrà che essere qualcosa di interessante. Il film raggiungerà l’Italia a inizio 2013.

Review: Margin Call (2011)

Lineare come quei numeri di borsa, azioni e via dicendo. Un film lungo quanto la crisi che racconta e rappresenta. A tratti intrigante grazie ad una ideale armonia tra montaggio, musica ed immagini, ma spesso noioso: d’altra parte l’argomento non è dei più divertenti.

Tecnicamente la prima parte del film è ben fatta, scorre fluida anche grazie all’armonia sopracitata. Un ottima fotografia, come lo è anche Zachary Quinto; un discreto Kevin Spacey: tutto sommato nel complesso del cast una interpretazione accettabile. La seconda parte comincia a trascendere la noia, si arriva alla sopportazione.

La tecnica comincia a scarseggiare e la precedente armonia và svanendo. Tutto ciò si accoppia bene all’andamento della storia. Ma in ogni caso regna la curiosità del finale. Un finale originale ad essere sinceri e che parla da sè. Ma la verità è che non ho mai visto così tante persone andare in bagno durante una proiezione: sarà forse che la noia comprime la vescica?

voto: 8

The Most Beautiful Scenes: Arizona Dream

Una scena chiave probabilmente, dove cominciano i dubbi se è tutto un sogno o la storia procede secondo la realtà cinematografica della sceneggiatura: in entrambi i casi abbiamo un tipo di realtà diversa, e ci adattiamo a quello che vediamo. Il film risulta fluido e l’aspetto surreale lo rende ancor più scorrevole, ed ovviamente interessante. Non è ridicolo nè banale.

Questa scena ha, sì un lato comico, ma questo lato comico si rifà forse all’aspetto surreale sopracitato? Inoltre, a mio riguardo, lo svilupparsi della scena assume una (breve) caratteristica teatrale che la rende ancor più originale e spinge lo spettatore sempre più nell’onirico.

Review: The Hunger Games (2012)

Una piccola grande sorpresa, o per meglio dire una rivelazione che segna la corrente stagione cinematografica, un enorme successo di botteghino in tutto il mondo, ma soprattutto negli states, un film incisivo ed interessante, tutto questo è The Hunger Games.

Lo stesso soggetto, riadattato dal romanzo omonimo di Suzanne Collins, è o perlomeno sembra a prima vista qualcosa di già visto: un futuro non troppo lontano, un’enorme separazione tra classi sociali, da un lato sprechi ed eccessi di ricchi ed egocentrici borghesi, dall’altro un popolo che vive nella miseria una vita di stenti, e di terrore. I riferimenti qui si sprecano, se in modo originale la classe ricca ci ricorda in molti modi gli aristocratici francesi della corte di Versailles nel ‘700; per certi versi la classe povera ci rimanda agli schemi di un orribile periodo nazista nei confronti del popolo ebreo. L’epicentro del racconto è il reality show che tutti temono gli Hunger Games.

Per i giochi che vengono tenuti una volta l’anno, ognuno dei dodici distretti che raccolgono la classe povera estrae a sorte i nomi di un uomo ed una donna per la partecipazione al terribile evento. I 24 partecipanti si sfideranno all’ultimo sangue, e solo uno di loro sopravviverà e sarà il vincitore della propria vita; e non ci vuole fin dall’inizio un colpo di genio per capire che sarà la nostra protagonista ad uscirne vittoriosa, Katniss Everdeen, saggiamente interpretata da Jennifer Lawrence.  Forse un pregio o forse un difetto, la linearità e la prevedibilità degli eventi aiutano però la leggerezza dell’insieme della pellicola, ed è punto a suo favore, l’esplorazione dell’umanità, sotto ogni sua forma, dall’idiozia alla volubilità, dal coraggio alla paura, alla speranza.
Come molte pellicole, The Hunger Games esplora la questione: cosa saresti disposto a fare per sopravvivere? Ma al contrario delle altre riesce non solo nell’intento di coinvolgere lo spettatore con intensità, ma anche con una sorta di introspezione. Suzanne Collins crea un eroe, come quelli dei film “di una volta” che abbiamo sempre amato, quelli che ti coinvolgevano dal primo istante, con semplicità, in modo avvincente.

Oltre tutto ciò si spreca l’azione dei personaggi, la maggior parte tutti di contorno alla protagonista, lo stesso regista riesce a trasmettere la giusta adrenalina con giochi di ripresa, talvolta fastidiosi, ma che riescono nel loro intento. Inutile soffermarsi sulle prestazioni del cast, convincente come già detto la protagonista, Jennifer Lawrence, divertenti Woody Harrelson, Elizabeth Banks e Stanley Tucci, al contrario Josh Hutcherson al limite del possibile, niente di più niente di meno di quanto abbia mai fatto. Gary Ross che di sceneggiature se ne intende, adatta abilmente il romanzo e dirige, la sua terza pellicola, da considerarsi la sua migliore, anche perché rischiosa, regia. Un ottimo film, il cui successo per una volta lo si può dire di un film al primo posto del botteghino, è giustificato. Non ci resta che aspettare il prossimo capitolo della trilogia con il fiato sospeso.

voto: 9 

Review: Dark Shadows (2012)

Personalmente uno dei film che più attendevo quest’anno, il ritorno al Cinema di Tim Burton, con una pellicola che sembrava ripercorrere i vecchi passi del regista che tutti noi abbiamo amato, ma questo Dark Shadows rappresenta forse una piccola delusione.

Della trama ne abbiamo ampiamente parlato, il protagonista che viene trasformato in vampiro da una strega a cui aveva spezzato il cuore, che dopo un lunghissimo sonno si ritroverà due secoli più tardi alle prese con la nuova generazione della sua famiglia; ed in modo scanzonato cercherà di risanare i problemi di tutti. Nella fattispecie l’adattamento di una serie tv è sempre qualcosa di rischioso e Burton cade proprio nei tipici tranelli di un adattamento del genere, vale a dire il prolisso metodo introduttivo dei personaggi poi ottimizzato in fretta  e furia proprio sul finire del film. Le atmosfere gotiche burtoniane non mancano, così come gli spunti freak comici tipici della sua filmografia, ma una lacunosa sceneggiatura si trasforma in un enorme zavorra per il vampiro Barnabas.


Il cast visto e rivisto nei film di Tim Burton, vale a dire il duo Depp/Bonham Carter, fa del suo meglio, anche quando il talento non può colmare i vuoti nella resa dei personaggi. Dal punto di vista visivo Dark Shadows è assolutamente perfetto, delirante e sopra le righe; ogni carattere è assolutamente reso nel suo costume e trucco che sia, ma là dove i dialoghi e le scelte sulla trama portano una caduta di stile, annoiando anche talvolta lo spettatore, c’è poco da fare.


Dopo un Alice in Wonderland che ha rasentato il disastro, Burton riconferma un pigro progetto, che nonostante tutto, come il precedente, incassa moltissimo; il prodotto burtoniano attira comunque ai botteghini, e quando, come molti, si è fan del micro universo creato da Burton, si passa sopra alle pecche e si gode la sua ennesima favola grottesca; ed anche noi ci lasciamo andare, sperando che il prossimo sia qualcosa di meglio…

voto: 7

Al via il Festival di Cannes 2012

Dal sito del Corriere della sera una piccola sintesi di inizio del Festival di Cannes che vede Nanni Moretti presidente di giuria.

Cosa aspettarsi da lui? Io personalmente lo stimo come regista e come attore, ma non tutti condividono la mia stessa ammirazione nei suoi riguardi.

Ad ogni modo, paice o no, credo che obbiettivamente sia un buon presidente di giuria capace e preparato. Staremo a vedere.

Trailer Spy: The We And the I

Spero esca in Italia perchè mi incuriosisce molto, sia per l’aspetto underground e sia per quello -come dire- socio-filosofico. Si presentano diversi personaggi che hanno in comune il mezzo pubblico che prendono e lì si incrociano le loro vite; niente di sdolcinato, ma un interessante iter di un mix di queste diverse vite che vanno a creare la suprema sfumatura nell’esistenza: altro elemento in comune, ma diverso per tutti.