Review: Pollo alle prugne (2011)

Nel teatro dell’esistenza percorriamo la vita di un uomo sensibile attraverso una serie di accadimenti che caratterizzano la storia. Per l’esattezza l’uomo in questione è un musicista in preda ad una crisi artistico-esistenziale: non fraintendete le mie parole che possono far sembrare il film un mattone improponibile… No! Il film in tutto e per tutto è tecnicamente esatto.

Con una eccellente regia, il film è strutturato attraverso una scrittura ben articolata che valorizza i contenuti dell’intera trama. La trama di una storia i cui contenuti sono sostanziosi, basta saperli osservare: il potere decisionale genitoriale che condiziona i sentimenti del proprio figlio marchiandone la vita per sempre (e proprio su questo -alla fine- si basa tutto il racconto); il rapporto della vita con l’uomo e con la morte e la relazione tra esse.

Ma la sostanza di questi contenuti acquista valore anche grazie ad una meravigliosa tecnica di realizzazione: ottima scenografia in cui si muove bene anche la motion graphics nutrono ancor meglio l’intera storia.Non manca un’eccellente fotografia che parla da sè in un fiabesco ed introspettico gioco di luci che permettono allo spettatore di incanalrsi nello stato mentale del protagonista, con conseguente e naturale aumento del livello enunciazionale. Trasfigurazione della sceneggiatura ben riuscita. Di solito non mi sbilancio molto nei giudizi troppo positivi, ma questo film sbilancia -per fortuna- la cinematografia attuale.

voto: 10

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