Story Review: Il cigno nero (2010)

Ci sono registi che dividono, come si suol dire, dividono la critica, dividono il pubblico; spesso non ci riesce ad essere d’accordo sui loro lavori ed ad avere un’opinione comune, questi registi riescono a creare qualcosa di difficile, che fa breccia nella mente degli spettatori. Adesso parliamo di Darren Aronofsky, e ve ne parla uno che lo ama alla follia da sempre, dal suo primo tentativo di muoversi nella vorace Hollywood con π – Il teorema del delirio, ottimo primo film presagio di ciò che sarà la sua filmografia, e poi lo splendido Requiem for a Dream, capolavoro assoluto, il male accolto The Fountain, che voi direte disastroso, ma non compreso in realtà, e ci sarebbe tanto da discutere, come sia rimasto al quanto stupito che un film ad alto tasso psicologico quale è Black Swan, sia invece stato accolto a braccia aperte, ed il motivo è forse per la sua più facile raggiungibilità rispetto a L’albero della vita, ed ha avuto la strada aperta dal successo dello splendido anche lui, The Wrestler. Esplorata la breve filmografia di Darren, possiamo partire dal presupposto che l’indole principale dei suoi film è la psicologia, la mutazione mentale e l’oblio; temi assolutamente ricorrenti se non in The Wrestler dove si intensificano di più le tragiche emozioni del protagonista.

Il cigno nero non è, come tutti quelli che vanno a vederlo si aspettano, un film sul balletto; è uno straordinario processo, una metamorfosi kafkiana resa con assoluta maestria e talento da questo straordinario regista; ma non solo, gli sceneggiatori correlano molti temi paralleli, quelli che forse tutti si aspetterebbero di più in un film del genere sulla danza, vale a dire la madre che vive attraverso la figlia la carriera mai avuta, e ancora, la prima ballerina ormai messa da parte perché invecchiata, e poi, le colleghe arriviste; tutto però non doveva sconvolgere l’opera di Aronofsky che limita tutto ciò al contorno, tutto viene appena accennato, per non perdere la messa a fuoco, sull’oblio di Nina.

Sul film in questione si è tanto parlato alla sua uscita, ed ha riscosso numerosi riconoscimenti, il film non è l’immensa pellicola sulla danza classica che potrebbe essere recepita da un casuale trailer, poster e quant’altro; è un film semplice e lineare. Ovviamente è retto dall’interpretazione di Natalie Portman, premiata per il ruolo con un Oscar; il ruolo di Nina è da un lato semplice da rendere per un’attrice, che deve essere semplicemente una ragazza isterica, sull’orlo di una crisi di nervi, schiacciata dalle pressioni; ma dall’altro un’attrice deve reggere e viene sorretta da la straordinaria messa in scena del regista, che materializza un personaggio onirico; Natalie Portman ha interpretato la fragile ballerina Nina, ha interpretato però anche il cigno bianco e si è poi trasformata nel cigno nero, passando in un’aspirale abbagliante di spettri, ossessioni, paure e manie.

Black Swan è un film di valenti interpretazioni, ma soprattutto dalla splendida regia; che correla una poliedrica scelta fotografica, che spazia e cattura al meglio l’oscurità del palcoscenico, così come quella della camera di Nina, oscurità presente pure nel suo animo. Stupefacenti tutte le realizzazioni degli incubi ad ogni aperti della protagonista, dall’esasperazione delle sue azioni autolesioniste alla sua trasformazione inquietante in cigno nero, un mix realmente enigmatico e allucinante. Un grandioso talento hollywoodiano come Aronofsky, che oggi ha all’attivo poche opere, ha da riservarci tante sorprese nel suo futuro, e lo sappiamo dal suo passato colmo di scelte azzardate ed originali, tutte caratterizzate da quella vena viscerale e ossessiva che lo contraddistingue. Black Swan è un film imperdibile, non adatto agli amanti del balletto, ma più che altro agli aspiranti freudiani, amanti delle ossessioni.

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