Trailer Spy: Gut (2012)

Questa settimana per Trailer Spy un horror movie: Gut. Trovo questo trailer originale ed inquietante, forse perchè proprio il film sarà tale e quale. Nel teaser si nota la presenza di un dvd, probabile colonna portante della trama horror, e anche una sorta di analogia con The Ring (ma in versione digitale).

Un horror intenso per la forte caratteristica psicologica che si evince dal trailer, dove alcune inquadrature fanno pensare ad un trhiller (che non è). Inoltre una musica che si commenta da sola, fedele sposa del film. Una cosa è certa, un buon trailer rende curioso lo spettatore.

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Review: …E ora parliamo di Kevin (2011)

E ora parliamo di Kevin può essere tradotto tramite due chiavi di lettura, lasciate libere dall’autore del romanzo omonimo da cui è tratto; nella prima, ci si interroga sul percorso psicologico di Kevin, tramite una piramide di interrogativi: Perché Kevin odia sua Madre? Perché è così cattivo, per non dire diabolico? Ci si potrebbe interrogare su quanto la psiche di Eva, ritrovatasi portata via dalla sua vita così libera, dove inseguiva non altro che i suoi sogni e le sue fantasie, per un errore, per un amore forse passeggero; quanto queste frustrazioni hanno contribuito a ereggere una barriera, tra lei e il suo appena nato primogenito, e quanto la predisposizione di quest’ultimo ad un atteggiamento di naturale ostilità ha contribuito a creare un rapporto di odio tra lui e sua madre, un imprescindibile odio, che con il passare degli anni, è sprofondato sempre di più, in quel torbido confine. Forse la storia di Eva e Kevin è tutto ciò, tassello dopo tassello, entrambi, e magari in primis Eva, hanno creato la persona che è diventata Kevin. Oppure arriviamo alla seconda chiave di lettura, Kevin è un personaggio assolutamente, ed esageratamente, parodistico; un essere di puro male, e per quanto Eva si interroghi sulle sue colpe, sui suoi peccati; essere una madre modello non avrebbe cambiato le cose; la loro storia è semplicemente un ritratto fantasioso, di una madre che avrebbe potuto avere tutto ma ha avuto Kevin, ha vissuto una vita infernale, senza nessun apparente motivo. Eppure cosa ci fa cadere sulla seconda ipotesi? Perché non può esistere nella realtà qualcuno come Kevin? Forse, perché non ne abbiamo mai incontrato uno…

Un ritratto inquietante e perturbante è quello che ci mostra la regista Lynne Ramsay, nell’adattamento del best seller, “We Need to Talk About Kevin” di Lionel Shriver. Per quanto dai primi minuti la pellicola possa sembrare lenta, il suo decollo è estremamente graduale, senza accorgersene si viene trascinati in un turbine di angosce, dal ritmo estremamente ridondante e ossessivo, la resa del personaggio di Eva è straordinaria, tant’è che si viene a pensare di essere letteralmente catapultati dentro la testa di questa donna, vivendo attraverso i suoi occhi, ci si immedesima istintivamente in lei e si soffre insieme a lei, merito non per altro, di una straordinaria Tilda Swinton, in grandissima forma; tormentata, cupa, malinconica e isterica; ogni sfumatura del personaggio non viene a mancare, e l’esordiente Ezra Miller rende con fedeltà il diabolico Kevin; scelta assolutamente azzeccata. Meritevole una regia efficacie, che spazia da percorsi quasi psichedelici, all’estremo minimalismo; cattura l’altalenamento della pazzia e dell’oblio, del vuoto, dei due personaggi protagonisti.

E ora parliamo di Kevin, riesce nel suo intento di suscitare un sussulto nello spettatore, quel sussulto che porta a mettere in moto il cervello, a farsi delle domande; non spenderete mai una lacrima per Eva, e non avrete ovviamente un lieto fine, i personaggi non avranno redenzione e nessun cambiamento potrà passare per la testa di Kevin, neanche, e scusate lo spoiler, anni di prigione, e la visione di quel falso dolore sul suo viso potranno convincerci che è cambiato, così come non hanno convinto Eva; così come ci lascia nel finale del film; a volte tutto quello che si conosce sull’essere umano, sull’umanità, sui sentimenti comuni, non può essere applicato; i mostri esistono, e non solo nei nostri incubi.

voto: 9

Oscars 2012: The Artist, Dujardin e Streep… i vincitori!

Le nostre predizioni si sono subito avverate! Ma di premiazioni scontate come gli Oscar di quest’anno non ce n’erano da un bel pò! Infatti come dalle nostre predizioni eccovi i vincitori degli Oscar 2012:

Miglior film:
The Artist

Miglior regista:
Michel Hazanavicius per The Artist

Miglior attore protagonista:
Jean Dujardin per The Artist

Miglior attrice protagonista:
Meryl Streep per The Iron Lady

Miglior attrice non protagonista:
Octavia Spencer per The Help

Miglior attore non protagonista:
Christopher Plummer per Beginners

Miglior sceneggiatura originale:
Woody Allen per Midnight in Paris

Miglior sceneggiatura non originale:
Alexander Payne, Nat Faxon e Jim Rash per Paradiso amaro

Miglior film d’animazione:
Rango

Miglior film straniero:
Una separazione (Iran)

Miglior fotografia:
Hugo Cabret

Miglior montaggio:
Millennium – Uomini che odiano le donne

Miglior scenografia:
Hugo Cabret

Migliori costumi:
The Artist

Miglior trucco:
The Iron Lady

Miglior colonna sonora originale:
Ludovic Bource per The Artist

Miglior canzone originale:
“Man or Muppet” di Bret McKenzie per I Muppet

Miglior montaggio sonoro:
Hugo Cabret

Miglior missaggio sonoro:
Hugo Cabret

Migliori effetti visivi:
Hugo Cabret

Miglior documentario:
Undefeated

Miglior cortometraggio documentario:
Saving Face

Miglior cortometraggio d’animazione:
The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore

Miglior cortometraggio:
The Shore

Quando vittorie del genere rispettano realmente il volere di tutto il pubblico, perché d’altronde anche se dell’ambiente cinematografico la giuria degli Academy è pur sempre una fetta di pubblico, allora sono bene accette. Estrema felicità per la vittoria di Meryl Streep, dopo anni, riesce a stringere in mano il suo terzo Oscar, e meritatissimo anche quello di Jean Dujardin che batte tutti i suoi avversari dati per papabili alla vittoria. Infine The Aritst, con tutta la sua straordinaria magia trionfa, come miglior film del 2011 su quasi tutti i fronti, questo è stato l’anno di The Aritst!

The Artist vincitore ai Film Independent Spirit Awards

Poco prima della notte degli oscar, si è tenuto il Film Independent Spirit Awards che ha avuto come vincitore The Artist di Michel Hazanavicius; dopo la vittoria di 3 Golden Globes e altri svariati premi, chissà se delle dieci nomination all’Oscar qualcuna di queste non si trasformi in premio…  Tra un giorno lo sapremo.

Da oggi in Sala: Gli imperdibili… e gli evitabili!

Se la scorsa settimana il film da non perdere in sala è stato, il drammatico, Paradiso Amaro, pieno di nomination ai prossimi  Oscar, che si terranno proprio questa settimana; oggi arriva nelle sala un film italiano trapiantato negli USA! Mi riferisco a Un giorno questo dolore ti sarà utile, assolutamente tra gli imperdibili, ma non solo, la scelta di questa settimana sarà molto ricca anche ti validi titoli al di fuori del dramma, eccoli qui per voi:

Gli Imperdibili

Un giorno questo dolore ti sarà utile, dramma diretto dal regista italiano Roberto Faenza, dal cast stellare, (la giovane star di True Blood) Deborah Ann Woll, Stephen Lang, Lucy Liu, Aubrey Plaza (da Parks & Recreation), l’immensa Ellen Burstyn e un’inedito Peter Gallagher e la splendida Marcia Gay Harden. Tessono un dramma familiare, moderno, tutto intorno all’esordiente Toby Regbo. Un dramma ironico e originale da non perdere, meglio non svelare di più!

Hysteria, l’originale commedia all’inglese sull’invenzione del vibratore, Knockout – resa dei conti, spy action movie con un trio di star quali sono Michael Fassbender, Ewan McGregor e Antonio Banderas alle prese con una sottospecie di nuova Nikita. E poi gli amanti della natura e del naturalismo non possono perdersi una sorprendente storia di un salvataggio, tra i ghiacci, in Qualcosa di Straordinario, con una Drew Barrymore alle prese con la vita di un gruppo di balene! Ed ancora, anche fuori dal made in usa, una commedia strappalacrime francese, Quasi Amici, solo se non avete proprio nulla da ritrovare negli altri titolo! Ma ancora dal suolo francese arriva un road movie dal titolo Thelma, Louise e Chantal; ogni citazione è puramente casuale, film che magari potrebbe riservare una sorpresa, o forse no. Se film come Quasi Amici e Thelma, Louise e Chantal, di mia opinione potrebbero benissimo anche essere messi tra gli evitabili, ma non entrano in quella categoria perché forse qualcosa potrebbe salvarsi, potrebbe anche essere una sorpresa un film italianissimo come La scomparsa di Patò, adattamento del romanzo di Andrea Camilleri.

L’unico assolutamente evitabile questa settimana è Viaggio nell’isola misteriosa, un pop corn movie, che vuole essere per famiglie, ma risulta un film votato al 3D con terribili forzature grafiche, senza arte ne parte, qualcosa di già visto, di scontato e di evitabile!

Story Review: La promessa dell’assassino (2007)

Siamo a Londra, una Londra fredda, grigia e piovosa, ma non abbastanza per uno dei boss della mafia russa che continua a provare nostalgia per il suo paese in cui non può (o non vuole) tornare, crede che sia il clima a spingere le persone a fare cose strane, come l’omicidio commissionato da suo figlio, esaltato dal potere, intimorito da suo padre ma allo stesso tempo troppo indisciplinato; fortunatamente è sempre accompagnato da Nickolai il suo autista che pensa a sistemare molti dei guai che combina. Ed è proprio grazie a Nickolai che riusciamo a capire in che ambiente siamo stati catapultati, la sua eleganza, compostezza, una grazia che accompagna la sua freddezza e che a volte si tramuta in cinismo fanno da contrasto al carattere impulsivo, arrogante e stupido di Kirill figlio di Semyon, il boss dai profondi occhi azzurri e uno sguardo da padre buono e comprensivo, che ci induce con il suo cordiale benvenuto a fidarci di lui alla sua prima apparizione, in questo modo Cronenberg ci mostrerà quanto possano essere falsi gli uomini e quanto siano bravi a mentire, ci fa scivolare in uno scenario privo di morale in cui le ragazze vengono portate dalla russia con false promesse, violentate e poi drogate per ‘’domarle’’ o con quale leggerezza si sgozza un uomo o peggio, uccide un bambino.

E’ così che mentre il film continua a scorrere, iniziano a definirsi le vere identità dei personaggi che sembrano invertirsi, tra fedeltà e inganni, in un mondo in cui la tua importanza è tatuata sul tuo corpo, manifesto delle tue esperienze e del tuo passato scopriamo che anche l’atto più onorevole può celare un tradimento. Questo ci porta ad una delle scene più memorabili del film e forse del cinema in generale, la violenta lotta di Nickolai (Viggo Mortensen) completamente nudo in una candida sauna avvolta nel bianco vapore contro due energumeni pesantemente vestiti di nero, i profondi tagli dei coltelli fanno colare del sangue scuro e denso perfettamente in contrasto con le candide maioliche della sauna, forse inutile l’ovvio elogio che si deve fare alla fotografia e alla scenografia di tutto il film, scene che facilmente ti si imprimono nella memoria.

In conclusione un thriller eccelso, accurato sotto ogni aspetto ma che ha una fine che sembra promettere qualcosa, le interviste degli anni dopo facevano presupporre con certezza che ci sarebbe stato un sequel, ma son passati già molti anni e non ve n’è traccia. Dopo la promessa dell’assassino aspettiamo che anche l’autore mantenga la sua.

The Most Beautiful Scenes: Valzer con Bashir (2008)

Questa settimana  per la rubrica The Most Beautiful Scenes: Valzer con Bashir.  Il racconto di un cineasta, Ari Folman, della guerra in Libano, attraverso una serie di incontri per ricordare l’accaduto. Un’animazione interessante ed affascinante per lo stile fumettistico ma allo stesso tempo serio, e che ricorda un po’ Waking Life. La scena che vi propongo è questa:

La scelta della tecnica di animazione piuttosto che quella classica della cinepresa, è interessante per una storia di guerra; così facendo il regista ha evitato di realizzare la solita solfa documentaristica ed è riuscito a  rendere originale e unico nel suo genere un film d’animazione. Il motivo essenziale per cui ho fatto questa scelta è il passaggio alle immagini reali del disastro bellico. Un finale che è la sintesi di tutto il film, che mostra quanto l’uomo sia superfluo e inutilmente presuntuoso in tutta la su
a ignoranza non riconosciuta. Una fine ovviamente riflessiva ed intensa; agghiacciante. Avrei potuto non scrivere nulla su questa scena, perchè tanto è forte che si commenta da sola.

Story Review: Il cigno nero (2010)

Ci sono registi che dividono, come si suol dire, dividono la critica, dividono il pubblico; spesso non ci riesce ad essere d’accordo sui loro lavori ed ad avere un’opinione comune, questi registi riescono a creare qualcosa di difficile, che fa breccia nella mente degli spettatori. Adesso parliamo di Darren Aronofsky, e ve ne parla uno che lo ama alla follia da sempre, dal suo primo tentativo di muoversi nella vorace Hollywood con π – Il teorema del delirio, ottimo primo film presagio di ciò che sarà la sua filmografia, e poi lo splendido Requiem for a Dream, capolavoro assoluto, il male accolto The Fountain, che voi direte disastroso, ma non compreso in realtà, e ci sarebbe tanto da discutere, come sia rimasto al quanto stupito che un film ad alto tasso psicologico quale è Black Swan, sia invece stato accolto a braccia aperte, ed il motivo è forse per la sua più facile raggiungibilità rispetto a L’albero della vita, ed ha avuto la strada aperta dal successo dello splendido anche lui, The Wrestler. Esplorata la breve filmografia di Darren, possiamo partire dal presupposto che l’indole principale dei suoi film è la psicologia, la mutazione mentale e l’oblio; temi assolutamente ricorrenti se non in The Wrestler dove si intensificano di più le tragiche emozioni del protagonista.

Il cigno nero non è, come tutti quelli che vanno a vederlo si aspettano, un film sul balletto; è uno straordinario processo, una metamorfosi kafkiana resa con assoluta maestria e talento da questo straordinario regista; ma non solo, gli sceneggiatori correlano molti temi paralleli, quelli che forse tutti si aspetterebbero di più in un film del genere sulla danza, vale a dire la madre che vive attraverso la figlia la carriera mai avuta, e ancora, la prima ballerina ormai messa da parte perché invecchiata, e poi, le colleghe arriviste; tutto però non doveva sconvolgere l’opera di Aronofsky che limita tutto ciò al contorno, tutto viene appena accennato, per non perdere la messa a fuoco, sull’oblio di Nina.

Sul film in questione si è tanto parlato alla sua uscita, ed ha riscosso numerosi riconoscimenti, il film non è l’immensa pellicola sulla danza classica che potrebbe essere recepita da un casuale trailer, poster e quant’altro; è un film semplice e lineare. Ovviamente è retto dall’interpretazione di Natalie Portman, premiata per il ruolo con un Oscar; il ruolo di Nina è da un lato semplice da rendere per un’attrice, che deve essere semplicemente una ragazza isterica, sull’orlo di una crisi di nervi, schiacciata dalle pressioni; ma dall’altro un’attrice deve reggere e viene sorretta da la straordinaria messa in scena del regista, che materializza un personaggio onirico; Natalie Portman ha interpretato la fragile ballerina Nina, ha interpretato però anche il cigno bianco e si è poi trasformata nel cigno nero, passando in un’aspirale abbagliante di spettri, ossessioni, paure e manie.

Black Swan è un film di valenti interpretazioni, ma soprattutto dalla splendida regia; che correla una poliedrica scelta fotografica, che spazia e cattura al meglio l’oscurità del palcoscenico, così come quella della camera di Nina, oscurità presente pure nel suo animo. Stupefacenti tutte le realizzazioni degli incubi ad ogni aperti della protagonista, dall’esasperazione delle sue azioni autolesioniste alla sua trasformazione inquietante in cigno nero, un mix realmente enigmatico e allucinante. Un grandioso talento hollywoodiano come Aronofsky, che oggi ha all’attivo poche opere, ha da riservarci tante sorprese nel suo futuro, e lo sappiamo dal suo passato colmo di scelte azzardate ed originali, tutte caratterizzate da quella vena viscerale e ossessiva che lo contraddistingue. Black Swan è un film imperdibile, non adatto agli amanti del balletto, ma più che altro agli aspiranti freudiani, amanti delle ossessioni.

Poster Parade: Novità, capolavori e scivoloni… il meglio ed il peggio!

Tanti nuovi poster rilasciati dalle case produttrici, alcuni si aggiungono alla schiera dei work art di grandi produzioni come John Carter, sontuoso nuovo epic movie, davvero promettente, titolo di punta di casa Disney per il 2012, tra tutti i suoi poster più o meno scontati, è da segnalare questo rilasciato qualche giorno fa, una semplice illustrazione, davvero ben realizzata che ci affaccia sull’universo di John Carter, con un panorama mozzafiato:

Se quello di John Carter nella sua semplicità resta un poster alternativo, va di conseguenza tra i migliori, e come non includere un’altra produzione Disney della quale abbiamo già parlato su questo blog? Ecco il primo poster di Frankenweenie, estremamente freak come lo è la storia stessa, e poi strano a dirsi, non male l’idea del poster di Piranha 3DD, con la sua doppia DD vorrà ricordare che è il sequel del terribile Piranha 3D dello scorso anno, ma noi siamo sicuri che riuscirà ad equivalerlo anche lui, però il poster che ammicca ad un famoso scatto di una pubblicità degli anni ’80 lo apprezziamo! Per ultimi, per importanza, i peggiori: Un poco ispirato poster per The Door, che però è nulla in paragone al disastro completo del poster A Thousand words, orribile disastro di photoshop e terribile idea del collage, nulla al posto giusto…

Story Review: Zabriskie point (1970)

Un film di Antonioni che ci porta agli anni 70′  gli anni della guerra in vietnam e delle proteste universitarie, delle prime occupazioni e manifestazioni, ed è proprio da una di queste che ha inizio il film: una riunione si evolve, degenera in un’occupazione violenta e costringe Mark (il protagonista) a scappare.
Fugge verso quell’immenso spazio silenzioso e tranquillo che è il deserto americano, esattamente  al punto di Zabriskie  una parte della Death Valley in california.
Lungo il percorso incontra Daria, qui si ritrovano, si incontrano, si scontrano e si amano due realtà diverse. Certezze, insicurezze e modi di confrontarsi con realtà differenti eppure capaci di coesistere e dialogare, un dialogo che ormai sembra scomparso ai giorni nostri.
E’ un film d’altri tempi ancora intriso dell’ingenuità di una generazione che stava da poco riscoprendo il valore della libertà e dell’indipendenza, una storia semplice ma che racchiude in pieno l’atmosfera di quegli anni, una semplicità che va’ a bracceto con un raffinato lavoro di  fotografia, un’ottima scenografia portata all’esaltazione da una colonna sonora eccelsa firmata tra gli altri Pink Floyd, Grateful Dead e Rolling Stones.
Come a voler ribadire anche tecnicamente le differenze, già nei protagonisti e nell’atmosfera che l’unicità comprende le diversità: ‘’ Ci sono migliaia di aspetti di ogni cosa: non solo buoni e cattivi.’’

Cinefree: L’ultimo luogo comune (2012)

Errore fotografico ed inconscio tecnologico indagati attraverso una serie di domande poste ad alcune donne straniere (perlopiù fotografe occasionali) che si esprimono nelle loro rispettive lingue.

“Noi facciamo fotografie per allontanare le cose, i luoghi e le persone dalla nostra memoria.”

Un’interessante indagine sul mondo della fotografia e delle sue sfumature, visto nella maggiore da un punto di vista femminile, ma soprattutto pop. Altra caratteristica che rende ancor piu interessante tale ricerca, sta nel fatto che tutte le donne intervistate sono straniere di diversi paesi e nazioni. Quindi, tra varietà di lessico e indagine esistenzial-fotografica, sono sicuro che la proiezione non deluderà.

Il film di Canecapovolto verrà proiettato oggi a Catania, alle 22:30, al cinema King.

Review: Tre uomini e una pecora (2011)

Tra risatine e sghignazzi adolescenziali dalle sfumature demenziali, sono capitato in una saletta accogliente a vedere Tre uomini e una pecora -d’altra parte, il quotidiano e l’ilarità a volte sono fatti anche di demenzialità. Comunque sia, sarà forse che il mio incoscio era convinto di vedere un remake di Tre uomini e una gamba, alla fine il film l’ho visto tutto.


Pregiudizi a parte, nel suo genere il film è ben fatto, ed è girato con impegno senza orrori della grammatica cinematografica. Non ci sono bassezze morali alla American pie e la storia scorre bene senza annoiare neanche per un attimo. Il racconto (filmico) di un amore che sta per forgiarsi nel matrimonio, contornato anche dall’amicizia: volendo, possiamo approfondire pensando che il film tratti l’argomento dell’amore nelle sue svariate sfumature, riferendosi a quello per una donna, per una famiglia, per gli amici… Infine, nel lungometraggio ho trovato anche un casuale senso critico.

voto: 7

Review: Paradiso amaro (2011)

Il film racconta la storia di un amore famigliare, tra una madre in coma, un padre improvvisamente solo con i suoi figli e una serie di rivelazioni che intensificano i problemi da affrontare; ma non mancano sarcasmo ed allegria. Infatti, nonostante la storia sia di stampo drammatico, in alcune parti è ironicamente apprezzabile, e forse questo ha permesso a Clooney di essere candidato all’Oscar, ma anche le raccomandazioni permettono di fare scelte brutte o sbagliate. In ogni caso il film non è particolarmente teso, e scorre bene senza annoiare; (sarà forse anche merito dell’ambientazione?).

Tecnicamente ben strutturato: movimenti di macchina e attacchi precisi, dettati da un determinato linguaggio cinematografico. Una buona fotografia ed una normale regia. Per quanto riguarda l’interpretazione, è stato curioso vedere Gorge Clooney nel ruolo di un papà stressato e benevolo, ma è una esagerazione candidarlo all’Oscar in quanto la sua interpretazione è normale, niente di più niente di meno; va bene per l’atmosfera che il regista ha richiesto e voluto creare ma, ribadisco,  in ogni caso non è una interpretazione da Oscar. Lo meriterebbe di più la piccola co-protagonista semmai.

voto: 8